La Procura di Milano ha invocato il rinvio a giudizio della società dopo l’inchiesta sugli accessi abusivi ai dati da parte degli hacker del gruppo di via Pattari a Milano. Il report avrebbe avuto l'obiettivo di indicare falsamente l’uomo come vicino alla ’ndrangheta
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La Procura di Milano chiede il processo per Eni nell’ambito dell’inchiesta sui dossieraggi legati alla società Equalize di Enrico Pazzali. La richiesta di rinvio a giudizio, formulata dai pubblici ministeri Francesco De Tommasi ed Eugenio Fusco, riguarda per il momento esclusivamente il gruppo energetico e nasce dalla posizione di Stefano Speroni, responsabile degli affari legali della società, accusato di avere commissionato un «report reputazionale» sull’imprenditore calabrese Francesco Mazzagatti.
Secondo la ricostruzione accusatoria, il dossier avrebbe avuto l'obiettivo di indicare falsamente Mazzagatti come appartenente alla ’ndrangheta e di determinarne l’esclusione dagli appalti della controllata Eni Trading&Shipping.
La richiesta della Procura arriva dopo gli avvisi di garanzia notificati lo scorso maggio a Eni e a una ventina di società e multinazionali coinvolte nell'inchiesta, tra cui Barilla, Luxottica, Heineken Italia ed Erg. Le aziende sono indagate in base alla normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti, in relazione alla contestazione di mancati adeguati modelli organizzativi per la prevenzione di determinati reati.
L'accusa sul dossier ai danni di Mazzagatti
Il filone che riguarda Eni ruota attorno al presunto incarico affidato a Equalize per raccogliere informazioni sull’imprenditore calabrese. Secondo l’accusa, Speroni avrebbe dato «mandato» a tre avvocati dello studio legale Dentons affinché utilizzassero la rete della società di business intelligence milanese per accedere «abusivamente» alla banca dati Sdi del Ministero dell’Interno.
Da quella banca dati, secondo quanto contestato dagli inquirenti, sarebbero stati acquisiti ed estratti dati coperti dal «segreto d’ufficio» relativi a Mazzagatti.
L’imprenditore era entrato nel settore degli appalti della controllata Eni Trading&Shipping attraverso un’attività di trading di petrolio che, secondo il capo d’imputazione, avrebbe riguardato greggio di provenienza iraniana fatto passare come iracheno per aggirare l’embargo.
Si tratta, è bene precisarlo, di contestazioni contenute nell’impianto accusatorio e sulle quali dovrà pronunciarsi la magistratura nel prosieguo del procedimento.
Eni, per ora, unica società per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio
La posizione del gruppo del «cane a sei zampe» è al momento distinta da quella delle altre società coinvolte nell’inchiesta. La richiesta di rinvio a giudizio depositata dalla Procura riguarda infatti soltanto Eni, mentre per le altre aziende indagate erano stati disposti accertamenti e richieste di esibizione dei rispettivi modelli organizzativi, gestionali e di controllo previsti dalla normativa 231.
Sul procedimento che coinvolge Eni pesa inoltre un possibile tema legato alla prescrizione. Non è escluso che la posizione della società possa essere riunita già nel mese di ottobre all’udienza preliminare che dovrà affrontare uno dei filoni più complessi dell’inchiesta Equalize.
A ottobre l'udienza preliminare
Per Stefano Speroni l’udienza preliminare è fissata per il 13 ottobre davanti alla gup Tiziana Landoni, nell’aula bunker di Opera. Il procedimento coinvolge circa un’ottantina di imputati appartenenti ai diversi filoni dell’inchiesta, tra cui lo stesso Enrico Pazzali.
L’indagine ha portato alla luce un sistema che, secondo le accuse, avrebbe utilizzato attività di dossieraggio, accessi abusivi a sistemi informatici, intercettazioni illegali e presunti episodi di corruzione. Nei giorni scorsi è stato notificato il terzo avviso di fissazione dell’udienza alle persone fisiche che non lo avevano ancora ricevuto.
I numeri restituiscono la dimensione dell’inchiesta: negli atti risultano 667 persone offese e 45 tra società, associazioni ed enti che si ritengono danneggiati perché, secondo l’accusa, sarebbero stati spiati o oggetto di attività di dossieraggio.
I soggetti indicati come persone offese potranno chiedere al giudice di essere ammessi come parti civili nel procedimento.
Il caso Equalize
Al centro dell’inchiesta milanese c’è la rete costruita attorno a Equalize, società di investigazione e business intelligence di via Pattari, e alle attività che, secondo la Procura, sarebbero state svolte attraverso un sistema di raccolta e gestione illecita di informazioni.
Tra le persone coinvolte nel procedimento figura anche l’ex superpoliziotto Carmine Gallo, indicato come braccio destro di Pazzali e deceduto nel 2025 mentre si trovava agli arresti domiciliari.
Per Eni la vicenda assume ora una dimensione giudiziaria autonoma: la Procura ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio della società, che dovrà essere valutata nell’ambito dell’udienza preliminare. Sarà in quella sede che verranno esaminati i presupposti per l’eventuale prosecuzione del procedimento nei confronti del gruppo.



