I dettagli dell’operazione Risiko eseguita nei giorni scorsi illustrati questa mattina in conferenza stampa dal procuratore Borrelli. Complessivamente sette gli arresti
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Illustrati questa mattina al comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria i dettagli dell’operazione Risiko eseguita lo scorso 17 febbraio dal Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri, sotto il coordinamento della procura della Repubblica, direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, nell'ambito di cooperazione internazionale di polizia con l'Fbi americana, che ha portato all'arresto di sette persone indagate, a vario titolo, di partecipazione ad associazione mafiosa, danneggiamento ed estorsione, aggravati dal metodo mafioso.
«Le indagini hanno consentito - ha spiegato il procuratore Capo della Dda di Reggio, Giuseppe Borrelli - la ricostruzione della struttura dei gruppi ‘ndranghetisti delle varie locali che operano nella zona. In particolare abbiamo accertato che il gruppo in questione aveva indiscutibili caratteristiche di mafiosità già emerse in altre indagini e di cui abbiamo accertato la permanenza attraverso il protrarsi del controllo sul territorio di Siderno e delle limitrofe. La forza delle intimidazioni, derivante dal vincolo associativo, attraverso l’imposizione di ditte, lavoratori e fornitori nello svolgimento di appalti, nella gestione di assunzioni con interferenze nelle attività produttive, è stata altresì accertata ed è stata documentata così la capacità della cosca di condizionare le scelte economiche di imprenditori e operatori locali.
L'attività si presenta di particolare interesse anche un altro motivo. Sono stati, infatti, documentati - afferma ancora Borrelli – i noti collegamenti internazionali della cosca Commisso attraverso il suo ruolo di primo piano nella dimensione ndranghetista.
La componente calabrese si è rivelata quale centro decisionale e di raccordo. Abbiamo parlato, pertanto, di un Siderno Group of Organized Crime, dislocato oltre che in Italia anche in Canada e negli Stati Uniti. Anche in questo ambito la cosca risulta ricoprire ruolo decisivo nel dirimere tensioni e disciplinare i rapporti tra affiliati operanti su diversi territori, garantendo l'unità strategica della organizzazione transnazionale. In essa la cosca, dunque, non si limita a un ruolo di partecipazione ma esercita un ruolo di vertice che si concretizza nella capacità di gestire, comporre, regolamentare e invertire quelle che sono le istruzioni sulla operatività del gruppo criminale.
Oltre alla figura di Antonio Commisso è emerso il profilo di Frank Albanese, un esponente apicale dell’organizzazione statunitense», ha spiegato ancora il procuratore Capo della Dda di Reggio, Giuseppe Borrelli.
Lombardo: «Albanese figura di spicco della ‘ndrangheta negli States»
Il rilievo internazionale della ‘ndrangheta di Siderno è stato confermato dal procuratore aggiunto della DDA, Giuseppe Lombardo: «È stata un’indagine lunga e complessa, avviata nel 2005 e con primi risultati nel 2010. Ora arriva la conferma chiara: la cosca Commisso è una delle articolazioni di ‘ndrangheta più importanti a livello globale».
Lombardo ha evidenziato le proiezioni internazionali della cosca negli Stati Uniti e in Canada, con riferimento a Frank Albanese, figura di vertice a New York che mantiene contatti diretti con la “Casa Madre” di Siderno. Albanese si è reso disponibile a rientrare temporaneamente a Siderno per risolvere questioni interne all’organizzazione, dimostrando il suo ruolo di vertice nell’intera struttura criminale.
«La collaborazione con l’FBI è stata fondamentale – ha aggiunto Lombardo – perché ci ha permesso di attualizzare dinamiche criminali già note, riconoscendo formalmente la presenza stabile della ‘ndrangheta in Canada, non più come semplice struttura locale ma nella sua dimensione internazionale».
Il procuratore ha ricordato che già all’epoca di Antonio Macrì la portata operativa del locale di Siderno superava il territorio di origine, confermando il riconoscimento della cosca come centro di proiezione criminale stabile in Nord America, Sud America, Australia e altre aree strategiche.
Sulla dimensione internazionale è intervenuto anche il generale Vincenzo Molinese, comandante del Ros: «Il dualismo è chiaro: mantenere il controllo in Calabria e creare gemmazioni all’estero per far proliferare proventi illeciti in aree ricche. Con questa operazione abbiamo colpito il cuore dell’organizzazione, una prima fase essenziale per continuare le indagini internazionali e contrastare efficacemente la ‘ndrangheta».


