«Mi sento un padre crudelmente maltrattato anche dalla giustizia». Resta combattivo ma è molto stanco Gregorio Piperno, padre di Stefano Piperno, ucciso a soli 34 anni il 19 giugno 2018 a Nicotera.
I genitori del giovane insegnate sentono che sulla tragica morte del figlio non è stata fatta piena chiarezza e piena giustizia e stanno investendo tutte le loro forze e le loro risorse per spingere la macchina della giustizia a fare luce sulla sorte del ragazzo. Ma la macchina è lenta, la loro impressione, riversata nei numerosi incartamenti, è quella di non venire ascoltati, in particolare dagli uffici giudiziari di Vibo Valentia. L’ultima notizia è che il loro fascicolo si sia perso. «Sono oltre 1000 pagine – dice Gregorio Piperno – non è un ago in un pagliaio». Ora, non sappiamo se il fascicolo sia stato smarrito in toto o solo in parte ma sta di fatto un’udienza è saltata. Ma procediamo con ordine.

Doveva essere una giornata decisiva, quella del quattro giugno scorso, per i coniugi Piperno. Giorno 20 giugno ricorreranno gli otto anni dall’omicidio del figlio Stefano. Il giovane si era allontanato da casa senza farvi più ritorno: il suo corpo, o quello che ne rimaneva, è stato ritrovato il giorno dopo, carbonizzato, all’interno della sua Fiat Punto ancora annerita e fumante nelle campagne di Comerconi, in località Britto. Dalle indagini è emerso che Stefano è stato ucciso a colpi di fucile e i responsabili hanno cercato poi di disfarsi del cadavere dandogli fuoco in macchina. Alla base dell’omicidio un debito che il ragazzo aveva contratto per l’acquisto di droga.
La vita di questo trentenne era spaccata tra una natura gentile e affabile e il morso velenoso della cocaina della quale si serviva per arginare le sofferenze di alcuni scompensi psicologici.

I genitori: «Fate nuove indagini»

Per l’omicidio del 34enne è stato condannato a 30 anni di reclusione Ezio Perfidio, per omicidio aggravato da futili motivi, distruzione di cadavere e danneggiamento seguito da incendio. Nell’ambito dello stesso procedimento Francesco Perfidio, padre di Ezio, è stato condannato a sei anni di reclusione per distruzione di cadavere, danneggiamento seguito da incendio e cessione di sostanza stupefacente. La posizione di Francesco perfidio, in ordine all’omicidio, è stata archiviata.

Da anni i genitori di Stefano, i coniugi Gregorio Michele Piperno e Luigia Pagano, stanno lottando perché sostengono di non aver ottenuto una giustizia piena.
Il 13 gennaio 2024 hanno consegnato una copiosa documentazione ai carabinieri di Vibo Valentia da indirizzare alla Procura di Vibo Valentia e alla Dda di Catanzaro chiedendo che le indagini sulla morte del figlio proseguano e individuando responsabilità e colpe in capo a sei persone.

Il pm: «Archiviate»

Il 18 marzo 2025 il sostituto procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Concettina Iannazzo, ha chiesto l’archiviazione del procedimento liquidando le ragioni in due pagine e mezzo di motivazioni.
Una decisione alla quale si sono opposti i coniugi Piperno, i quali, tramite l’avvocato Antonia Nicolini, il 20 aprile 2025 hanno contestato le ragioni dell’archiviazione ritenendo che il pm non abbiamo provveduto a una «attenta disamina degli atti di indagine» senza tenere conto di quanto emerso in tempi più recenti rispetto alle prima indagini.

Rispetto al passato, infatti, è emerso che vi sono almeno tre persone informate su fatti relativi all’omicidio di Stefano Piperno. Persone che avrebbero dovuto, quanto meno, essere convocate e ascoltate dall’ufficio di Procura. Nulla di tutto questo è stato fatto e infatti i genitori di Stefano si oppongono anche al fatto che il pm non abbia portato avanti le indagini «con ulteriore attività investigativa che avrebbe, sicuramente, portato ad un esito differente rispetto ad una richiesta di archiviazione».

La nota (ignorata) della Dda

Tanto più che la stessa Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, in una nota del 20 giugno 2024 segnalava che nel corso dell’ascolto dei coniugi Piperno avvenuto il 19 giugno 2024 emergeva l’esistenza di tre persone informate sui fatti. Nonostante la segnalazione della Dda – è scritto nell’atto di opposizione – la Procura di Vibo «non ha provveduto ad effettuare alcuna attività di indagine» delegando la polizia giudiziaria ad ascoltare e identificare le persone segnalate.

Il gip: «Archiviate»

Il 14 ottobre 2025 il gip di Vibo Valentia Francesca Loffredo ha ordinato l’archiviazione del procedimento affermando che «la notitia criminis è infondata e, nel merito, la richiesta di archiviazione deve essere accolta per le ragioni evidenziate dal pm, che vengono integralmente condivise da questo giudice e che debbono intendersi qui integralmente richiamate». Una decisione presa de plano, ovvero autonomamente e senza ascoltare le parti in causa.

Il reclamo: «Nessun confronto da parte del gip»

Anche contro questa decisione si sono dovuti opporre i coniugi Piperno sottolineando che «il gip ha omesso completamente di esaminare il nucleo centrale delle doglianze delle persone offese: l’esistenza di nuove fonti di prova potenzialmente decisive, emerse successivamente alla prima indagine». Nessun confronto da parte del gip con «gli specifici e dirimenti argomenti sollevati dalle persone offese». Neanche una parola è stata spesa dal giudice, lamentano i genitori di Stefano Piperno, sul perché non sarebbe importante l’interrogatorio di una persona che avrebbe addirittura assistito all’omicidio del figlio.

Il fascicolo scomparso

«Il gip – è scritto nel reclamo – ha fatto esattamente ciò che la giurisprudenza richiamata vieta ovvero ha anticipato un giudizio sull'esito delle indagini, ritenendole aprioristicamente inutili, e su tale base ha negato alle persone offese il diritto di accedere alla fase del contraddittorio camerale».
In parole povere, il giudice ha preso la sua decisione senza dare alle persone offese la possibilità di esprimersi nel corso di un’udienza.
Il reclamo è stato accolto dal giudice Gabriella Lupoli che aveva fissato l’udienza per il 4 giugno scorso.
Peccato che una volta aperti i lavori i presenti abbiano appreso che il fascicolo non si trova. Niente da fare. Il giudice è stato costretto a rinviare l’udienza al prossimo 16 giugno ordinando alla cancelleria le ricerche del fascicolo scomparso e di informarla entro il 16 giugno dell'esito con riserva di emettere gli ulteriori provvedimenti dopo tale data.