Nel mirino dei pm di Roma Giuseppe Del Deo: per l’accusa i soldi sarebbero andati a una società “amica” quando era all’Aisi. Perquisizioni per sette: c’è anche l’ex capo di Maticmind Saladino, che nel 2023 era in una cordata per rilevare la squadra amaranto
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
L'ex numero due del Dis, Giuseppe Del Deo, è indagato per peculato nell'indagine della Procura di Roma, coordinata da Stefano Pesci, che riguarda anche la Squadra Fiore - gruppo clandestino che faceva attività di dossieraggio - e che ha portato oggi ad una serie di perquisizioni da parte del Ros. L'attività ha riguardato sette persone. Nel filone che coinvolge Del Deo - quando era all'Aisi - i pm contestano peculato da cinque milioni di euro. Denaro che, in base all'impianto accusatorio, l'ex 007 affidava con contratti alla società “amica” Sind, gestita all'epoca dei fatti da Enrico Fincati anch'egli indagato.
Nel procedimento è indagato anche Carmine Saladino, ex capo della società Maticmind, per truffa. I due filoni di indagine hanno collegamenti in base ad alcune intercettazioni in cui appartamenti alla Squadra Fiore tira in ballo Del Deo. Le contestazione riguardano presunti illeciti iniziati nel 2022. Tra le persone iscritte nel registro compare anche il nome di Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza di Pirelli e del Gruppo Telecom Italia e coinvolto nello scandalo Telecom-Sismi.
In particolare i pm gli contestano, in concorso con altri tre indagati, tra l'altro, di «essersi associati tra loro e con persone da identificare, allo scopo di commettere una pluralità di reati di accesso abusivo a sistemi informatici di interesse per l'ordine e la sicurezza pubblica».
Schedari dei Servizi usati per fini non istituzionali
Del Deo «avrebbe utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del comparto». Il dato emerge da una nota diffusa dai carabinieri del Ros che oggi hanno effettuato una serie di perquisizioni. Del Deo, dopo essere uscito dal Dis, è attualmente il presidente esecutivo di Cerved Group Spa.
«Gli approfondimenti investigativi hanno permesso di acquisire nuovi elementi idonei a delineare ulteriori fattispecie delittuose per le quali risultano coinvolti imprenditori ed ex appartenenti all'intelligence nazionale. Nel dettaglio, gli interessati - spiega il Ros - risultano indagati a vario titolo dei reati di peculato in concorso»- sarebbero implicati imprenditori e Del Deo - «poiché, nel 2023, si sarebbero appropriati di fondi dell'Aisi per alcuni milioni di euro, destinati a saldare un contratto di fornitura, di fatto mai eseguito, stipulato tra la citata Agenzia e una società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware».
Dossieraggio, l’accusa di truffa aggravata
L'accusa di truffa aggravata è contestata poiché «nell'ambito di una operazione di acquisizione di società operanti nel settore della consulenza e progettazione di reti digitali infrastrutturali e soluzioni di intelligence per l'innovazione - un imprenditore - al fine di aumentarne il prezzo di vendita attraverso una clausola di “earn-out” (che lega una componente aggiuntiva del prezzo di vendita al raggiungimento di specifici obiettivi finanziari o commerciali), con artifizi e raggiri, nel conto economico del 2023, avrebbe esposto valori fittizi di fatturato tali da incrementare, falsamente e per oltre 40 milioni di euro, il margine operativo lordo (Ebitda) della società, usato quale parametro per la maturazione della componente di prezzo integrativa». Tale operazione «avrebbe procurato all'imprenditore un profitto di circa 8 milioni di euro non dovuti, con correlativo danno anche a Cassa Depositi e Prestiti, di cui è azionista di maggioranza il Ministero dell'Economia e delle Finanze, in quanto, attraverso Cdp Equity Spa, deteneva una parte del capitale della società acquirente».
Le indagini della procura di Roma sulla “Squadra Fiore” hanno permesso di acquisire elementi, da un lato, circa presunti progetti finalizzati a raccogliere nelle mani di una sola holding l'intera galassia delle aziende attive nel campo delle intercettazioni di conversazioni telefoniche, tra presenti e telematiche, e, dall'altro, circa rivelazioni dell'esistenza di specifici atti d'indagine nell'ambito degli accertamenti disposti nel procedimento in corso.
L'interesse di Carmine Saladino per la Reggina
Il nome di Carmine Saladino, imprenditore della cybersecurity che risulta indagato nell’inchiesta del Ros ed è vicino al ministero della Difesa Guido Crosetto, è legato alla turbolenta fase di ripartenza della Reggina. Nello settembre 2023, tra i gruppi accostati all’acquisizione della nuova società nata dalle ceneri della compagine amministrata da Saladini c’era anche quello formato da Nicola Amoruso, uno degli attaccanti più amati nella storia del club amaranto, Mark Iuliano (ex difensore juventino di origini calabresi) e lo stesso Saladino. Fu proprio Amoruso a ufficializzare la notizia: «Stiamo valutando – spiegò – con i miei soci, Iuliano e l’imprenditore Lello Saladino, la possibilità di partecipare alla manifestazione di interesse per l’acquisizione della Reggina». L’idea di presentare «un progetto tecnico, sportivo e finanziario» tramontò in fretta. Saladino aveva già sfiorato il mondo del calcio senza inserimenti diretti: nel 2017 Maticmind è stato sponsor sulla maglia dell’Hellas Verona. A Reggio Calabria, invece, nulla di fatto. Dopo il terremoto societario del luglio 2023 e l’esclusione dal campionato di serie B, la società è ripartita dalla D con un nuovo nome e una compagine totalmente diversa, Lfa Reggio Calabria, che non ha alcun legame giuridico con la Reggina 1914. Nel frattempo Saladino ha continuato a occuparsi degli appalti della cybersecurity.

