Gli investigatori hanno eseguito accertamenti irripetibili per cercare Dna, impronte e altre tracce su proiettili sequestrati nel 1991. Parallelamente, la Dda di Catanzaro sta ricostruendo il sistema degli appalti dei rifiuti dell'epoca
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Proseguono a ritmo serrato le indagini sull’eccidio dei netturbini Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano avvenuto il 24 maggio 1991 in contrada Miraglia, nel quartiere di Sambiase a Lamezia Terme.
La Dda di Catanzaro ha individuato nuovi elementi per riaprire il fascicolo sulla morte di due innocenti lavoratori, stritolati dagli appetiti delle cosche di ‘ndrangheta sull’affare della raccolta dei rifiuti solidi urbani.
Ieri si sono svolti degli esami tecnici non ripetibili da parte della Polizia scientifica su alcuni reperti balistici sequestrati sui quali gli investigatori hanno effettuato analisi per rilevare tracce di tipo biologico, impronte e tutto quanto possa offrire un quadro più esaustivo su quanto avvenuto 35 anni fa, periodo in cui la scientifica non possedeva i mezzi e le conoscenze che possiede oggi.
Dunque, tra le nuove prove rivenute dall’Antimafia ci sono anche proiettili che all’epoca non vennero analizzati ma che oggi potrebbero rappresentare una voce che arriva dal passato.
Una fase delicata e importante per le indagini. Che non si stanno limitando solo a questo. Accanto ai rilievi tecnici c’è lo studio di documenti che servono a ricostruire, questa volta in modo più preciso e scientifico, la storia di Lamezia negli anni Novanta.
«Ci sono stati degli elementi ulteriori che sono stati acquisiti nel corso di questo ultimo anno, e che hanno consentito la riapertura delle investigazioni attraverso alcuni atti che sono stati trasmessi alla Direzione distrettuale antimafia dalla procura della Repubblica di Lamezia Terme», ha detto, lo scorso giugno, il procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio, intervistato nel corso della manifestazione Trame – Festival dei libri contro le mafie.
Il lavoro della Dda non è facile perché gli investigatori dovranno portare alla luce anche tutto il sistema di gestione della raccolta dei rifiuti solidi urbani che era stato privatizzato dalla giunta comunale il 23 agosto 1988 con delibera numero 1750 che approvava il capitolato d’appalto per l’esecuzione dei lavori di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani: 220 milioni di lire per due mesi, dal primo novembre al 31 dicembre 1988.
Ma era necessario privatizzare?
Il servizio veniva affidato a terzi – è la giustificazione formale – perché le strutture comunali erano state ritenute insufficienti e per i divieti legali di assunzione temporanea di manodopera. Eppure il Comune disponeva di 14 mezzi e di 49 operai, 39 dei quali risultati idonei a svolgere le mansioni di netturbino, mentre alla società Cise sas, che prese l’appalto, furono sufficienti 15 operai per espletare il servizio.
I fili da riannodare sono tanti e diversi. Il lavoro certosino della Distrettuale è solo all’inizio.




