Sette imputati coinvolti in un procedimento penale istruito dalla Dda di Catanzaro e che mira a far luce su alcune estorsioni consumate a Vibo Valentia dovranno affrontare un processo di secondo grado. La Procura distrettuale ha infatti appellato la sentenza emessa il 9 luglio dello scorso anno dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia e la Corte d’Appello ha fissato l’inizio del processo per il 27 marzo prossimo. Per tale data dovranno comparire a giudizio i seguenti imputati: Michele Manco, 37 anni; Domenico Macrì, 42 anni; Francesco Antonio Pardea, 40 anni; Salvatore Morelli, 43 anni; Andrea Mantella, 54 anni (collaboratore di giustizia); Andrea Ruffa, 32 anni; Domenico Serra, 34 anni. Gli imputati sono tutti di Vibo Valentia, Ruffa risulta domiciliato nella frazione di Vena, Serra nella frazione di Longobardi. In primo grado tutti gli imputati sono stati assolti, tranne Michele Manco che è stato condannato alla pena di 6 anni e 3 mesi di reclusione (e 2. 200 euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare in carcere). Michele Manco si trova detenuto per tale procedimento e nei suoi confronti la Dda aveva chiesto in primo grado 21 anni di reclusione. Michele Manco è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale per la durata della pena, oltre a riportare la condanna al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili: “Costruzioni Lucia Srl”, “De Nisi Srl”, “Stagno Aedil Srl” e Cirillo Alessandro, quale legale rappresentante pro tempore della “Edil Costruzioni Srl”. Per la determinazione dei danni il Tribunale ha rimesso le parti davanti al giudice civile. Infine Michele Manco è stato condannato in primo grado a rifondere le spese di costituzione, assistenza e rappresentanza delle parti civili liquidate in 1.350,00 euro per ciascuna di esse. Michele Manco ha invece incassato in primo grado l’assoluzione per cinque capi d’imputazione (con le accuse di associazione mafiosa, tentata estorsione, danneggiamento seguito da incendio).

Michele Manco è stato ritenuto colpevole per il reato di tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, ai danni delle ditte impegnate nei lavori di costruzione del nuovo ospedale di Vibo. Il metodo mafioso per i giudici è confermato dalla frase “Dì al tuo capo che si è dimenticato degli amici, la prossima volta spariamo” che Michele Manco avrebbe rivolto ad alcuni operai recandosi con l’auto sul cantiere del nuovo ospedale nel giugno e nel luglio del 2020. Sul cantiere era impegnata la ditta Costruzioni Lucia Srl che stava eseguendo le opere complementari alla realizzazione del nuovo ospedale. Ad “incastrare” Michele Manco, la testimonianza del direttore tecnico della ditta e degli operai impegnati nel cantiere, uno dei quali ha effettuato un riconoscimento fotografico.
Alcuni imputati sono già stati coinvolti e condannati nel maxiprocesso Rinascita Scott (Domenico Macrì e Francesco Antonio Pardea da qualche giorno sono stati rimessi in libertà per scadenza dei termini massimi di custodia cautelare). Nei loro confronti – unitamente a Salvatore Morelli – nell’ultimo procedimento penale per i giudici del Tribunale di Vibo Valentia mancano le prove della continuità dell’associazione mafiosa perseguita con l’inchiesta Rinascita Scott con l’attuale ultimo procedimento per il quale si aprirà a marzo il processo si secondo grado. Da qui le assoluzioni poiché i rapporti tra gli imputati non offrono certezze sull’attualità di una struttura criminale che possa definirsi mafiosa. Anche le dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia (Bartolomeo Arena, Adrea Mantella, Michele Camillò e Gaetano Cannatà) per i giudici di primo grado si arrestano “a epoche precedenti e non risultano idonee a dimostrare la continuità operativa dell’associazione mafiosa nel periodo contestato”, vale a dire il clan Pardea, oltre alla mancanza di riscontri a quelle dichiarazioni. Motivazioni dei giudici di primo grado che la Procura di Catanzaro intende far riformare in appello.
Nei confronti di Domenico Macrì in primo grado la Dda aveva chiesto la condanna a 10 anni, per Andrea Mantella a 6 anni, per Francesco Antonio Pardea e Salvatore Morelli a 12 anni, per Andrea Ruffa e Domenico Serra a 7 anni. Parti civili nel processo anche la Ased srl, Gregorio Farfaglia, il Forum delle associazioni antiusura.

Il collegio di difesa

Gli avvocati impegnati nel collegio di difesa sono: Stefano Luciano e Giuseppe Bagnato (per Domenico Macrì), Manfredo Fiormonti (per Andrea Mantella), Vincenzo Brosio (per Andrea Ruffa), Giuseppe Di Renzo (per Domenico Serra), Giovanni Vecchio e Giuseppe Di Renzo (per Salvatore Morelli), Diego Brancia e Renzo Andricciola (per Francesco Antonio Pardea), Walter Franzè (per Michele Manco).