Dopo Crotone e Reggio Calabria, il Capodanno di Rai1 da Catanzaro doveva essere una vetrina nazionale di qualità: una grande festa capace di portare la città e la Calabria al centro dello spettacolo televisivo di fine anno. Un benvenuto caloroso al nuovo anno che, invece, si è trasformato in una rimpatriata televisiva fuori tempo massimo, un lungo déjà-vu musicale, per molti aspetti banale.

A certificarlo sono arrivati, puntuali e senza appello, i verdetti dei social.

«Ma è Capodanno o una puntata speciale di Techetechetè?», scrive qualcuno su X. Un altro affonda: «Sembrava il concerto di fine stagione alle terme, manca solo la tombolata». E ancora: «Catanzaro meritava di più, Rai1 sembra ferma al 2003».

Il problema non è la città, che ha fatto la sua parte, né il pubblico in piazza, che ha accolto il nuovo anno con entusiasmo. Il vero nodo è stata la sensazione di vecchio, di stantio, di uno spettacolo costruito senza alcun rischio creativo. Una scaletta scontata e polverosa, artisti ripescati dal magazzino storico Rai, nessuna sorpresa, nessun guizzo. «Mio padre conosceva tutte le canzoni. Mio figlio è andato a dormire alle 22.45», sintetizza un commento diventato virale.

Il Capodanno di Catanzaro, in diretta su Rai1, avrebbe avuto bisogno di energia, ritmo, contaminazione, di un ponte tra generazioni. Non si tratta di mettere in discussione il valore degli artisti, tutti nomi importanti, ma di riconoscere che rappresentavano un mondo che non c’è più: sembravano usciti da una scaletta degli anni Settanta, da una domenica pomeriggio qualunque. La piazza, viva e gioiosa, meritava più ritmo, più sorpresa, più novità, più giovani. Cose viste altrove, anche nelle altre piazze calabresi e in molte città italiane. “Aspettavo la mezzanotte per cambiare canale”, ironizza un utente. «Più che L’Anno che verrà, era L’Anno che fu».

Nemmeno la conduzione è riuscita a salvare la serata. Professionale, educata, impeccabile. E proprio per questo inoffensiva. Un lungo spettacolo con il freno a mano tirato. “Sembra tutto corretto, ma non succede niente”, scrive qualcuno. Ed è forse questa la critica più feroce.

Il confronto con altri concerti in piazza, spesso meno costosi, è impietoso. Grande spettacolo a Cosenza con Brunori e tanti artisti calabresi. Bene anche i concerti nelle altre città, dove si è sperimentato, si è osato, talvolta si è anche sbagliato. Ma fa parte del gioco. A Catanzaro no: tutto liscio, tutto prevedibile, tutto già visto. Troppe volte. «Se questo è il Capodanno della Rai, il futuro può aspettare», commenta amaramente un altro spettatore.

E così Catanzaro, città dalle enormi potenzialità, si è ritrovata incastrata in un format rivolto al passato, incapace di parlare ai giovani e a chi chiede alla televisione pubblica almeno un minimo di coraggio. La Rai, che dovrebbe farsi promotrice di qualità, innovazione e coinvolgimento culturale, ha invece offerto una fotografia di stagnazione: una sfilata di nomi senza una direzione artistica forte, senza un filo narrativo all’altezza dell’epoca mediatica che viviamo.

Il Capodanno di Rai1 non può essere questo. Doveva aprire un anno nuovo guardando al futuro. È stato l’esatto contrario.

«Non era brutto. Era inutile», scrive qualcuno sui social. Ed è difficile trovare una sintesi migliore.

Dura e diretta anche la critica di Gennaro Marco su Fanpage, che scrive:

«Che tristezza il Capodanno su Raiuno: sembrava la parodia della tv russa. La Rai ha mandato in onda il Capodanno più triste della sua storia. A mezzanotte, Marzullo e Rosanna Fratello con i bicchieri in mano accanto a Orietta Berti. Sembrava la versione non ironica di quella parodia russa che ci prendeva in giro».