Farmabusiness, le donne ai vertici del clan Grande Aracri: «Seguivano le indicazioni dei mariti in carcere»

Provvedevano a gestire gli introiti della consorteria mafiosa mediante la ricezione di denaro da parte delle figure imprenditoriali di riferimento della cosca

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di Redazione
19 novembre 2020
12:34

Donne al vertice della cosca Grande Aracri in un ruolo di primo piano mentre i mariti erano in carcere. Il particolare emerge dall’ordinanza dell’operazione “Farmabusiness”, che ha portato agli arresti (NOMI)anche il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini.

 


Nel dettaglio, la moglie e la figlia del boss Nicolino Grande Aracri, Giuseppina Mauro ed Elisabetta Grande Aracri (finite in carcere), e la consorte di Ernesto Grande Aracri, Serafina Brugnano (indagata), avrebbero avuto il pieno controllo del  potente clan di Cutro (Crotone) durante il periodo di detenzione dei rispettivi mariti. Tre donne capaci di «rappresentare e restituire le figure apicali dell’organizzazione, provvedendo a dare disposizioni e direttive agli associati nella pianificazione delle attività illecite, anche in ragione delle indicazioni provenienti dai congiunti detenuti».
 

 

 Secondo gli inquirenti, le tre donne «provvedono a gestire gli introiti della consorteria mediante la materiale ricezione di danaro da parte delle figure imprenditoriali di riferimento della cosca, quali i cugini Gaetano Le Rose e Giuseppe Ciampà». Sarebbero state proprio loro a intervenire «nei confronti degli altri sodali al fine di eludere le investigazioni, allorquando le stesse si indirizzano all’apprensione di armi costituenti il potenziale militare della consorteria».

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