Al termine della santa messa, a sorpresa, il Vescovo Attilio Nostro ha fatto il punto sul cammino della causa di beatificazione di Natuzza Evolo, invitando alla riservatezza e alla prudenza
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Notte e prima mattinata di oggi con pioggia battente a Mileto. Alle 10 circa, tuttavia, le nubi e il maltempo hanno lasciato il passo ai primi raggi di sole, quasi a sancire l'avvio ufficiale della Festa della Mamma e del 39esimo anniversario di vita della Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, appuntamento tra i più attesi da coloro che si rifanno al carisma della Serva di Dio Natuzza Evolo, morta nel giorno di Ognissanti del 2009. E anche quest'anno nella Villa della Gioia di Paravati sono giunti in migliaia, molti dei quali appartenenti ai cenacoli mariani sorti in tutto il mondo per volontà dell'umile donna calabrese. I festeggiamenti sono iniziati alle 10.30 con la processione dell'effigie della Vergine giovinetta, così come appariva a Mamma Natuzza nelle tante visioni avute in vita, e con la successiva celebrazione eucaristica all'aperto, presieduta dal vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Attilio Nostro, sul sagrato dell'annesso santuario. Al suo fianco, il presidente della Fondazione, don Pasquale Barone, e numerosi di sacerdoti.

Nella sua omelia il presule, facendo riferimento alla liturgia della Parola del giorno, ha spiegato che l'anima del cristiano «è l'amore per chiunque, l'amore di Cristo portato agli altri. Natuzza in questo - ha sottolineato - aveva la sapienza dei semplici. Più di qualcuno le ha fatto notare in vita il fatto evidente che alcuni si avvicinassero a lei non animati da spirito di fede, ma a volte fraintendendo il messaggio di Cristo e della Madonna che era nel suo cuore, trattandola come una santona. E Natuzza con molta pazienza diceva: "Non importa perché vengono, ma come se ne vanno. A me non interessa quello che pensano di me, ma quello che Cristo mi dice di dire loro". Questa sapienza dovrebbe diventare anche la nostra: la sapienza dei semplici, di quelle persone a cui poco importa se l'occasione è positiva o negativa, se fraintesa o ben compresa. Lei affermava - ha aggiunto il presule - che la cosa essenziale non è fermarsi alla sua persona, ma alzare lo sguardo ed accorgersi che sopra di lei ci stanno Cristo e la Madonna. Allora perché non vivere la nostra persecuzione, perché non godere subito delle incomprensioni o dei giudizi. Quella è l'occasione in cui rendere testimonianza a Dio, ripagando gli altri con la stessa moneta con cui Cristo ha pagato noi. A prezzo del suo sangue, della sua carne, di tutto il suo amore, fino all'ultimo respiro. E, allora, così come Natuzza ha vissuto in tutti questi anni servendo Cristo e la Madonna, anche noi siamo chiamati a fare lo stesso».
Al termine della messa, a sorpresa, monsignor Nostro ha fatto il punto sul cammino della causa di beatificazione «che riguarda la nostra Natuzza. Insieme al postulatore Paolo Villotta - ha affermato - in piena comunione di intenti abbiamo fatto un lungo e impegnativo percorso, ancora non terminato. Abbiamo ascoltato molti testimoni, e non soltanto nella sede del tribunale diocesano di Mileto, per dare modo alle persone che sono distanti di poter deporre anche loro senza troppe difficoltà. Per questo motivo ho chiesto al Vicariato di Roma di istituire anche lì un tribunale che agisse in rogatoria con il nostro, per cui stiamo collaborando anche con la diocesi di Roma. Parecchi anni fa l'indicazione che veniva dalla Dicastero delle causa dei santi e dalla dottrina della fede era di nominare diversi periti. Noi ne abbiamo nominati ben sette».
A seguire il vescovo ha spiegato che la documentazione e la pubblicazione delle testimonianze è passata, all’interno del tribunale, a una commissione storica «che sta quasi concludendo il suo lavoro». E che, tra l'altro, proprio in questi giorni tale documentazione passerà alla commissione teologica composta dai sette periti, «scelti tra i migliori al mondo». Tra le altre cose, il richiamo alla prudenza e alla riservatezza, «perché è importante che non ci siano assolutamente fughe di notizie che potrebbero essere in qualche modo rielaborate, travisate e, quindi, danneggiare il lavoro del tribunale stesso.
Ci stiamo avvalendo anche di medici - ha aggiunto - che in collaborazione con il Dicastero delle cause dei santi ricoprono un ruolo diverso dai teologi. In ultimo dovremo nominare un perito dermatologo, anche perché tutto il settore delle emografie rappresenta una ricerca delicatissima e preziosa che ha necessità di persone preparatissime. In maniera onesta stiamo provando a restituire alla Chiesa universale ogni singola sfaccettatura di questa donna, cercando di fare un lavoro approfondito, accurato e rispettoso del dato oggettivo. Una volta portato a termine, in obbedienza e senza pretese di arrivare ad alcuna conclusione, il tutto sarà consegnato alla Chiesa, nella persona del cardinale prefetto della Congregazione dei santi, in modo che i suoi teologi possano a loro volta esaminarlo e restituirglielo esprimendo un'opinione. Migliore sarà il materiale che consegneremo a questi teologi - ha concluso - più oggettivo e sereno sarà il giudizio che a nome della Chiesa sarà espresso su Mamma Natuzza».

