Mario Lavorato, l’imprenditore di Mandatoriccio condannato nel processo Stige e colpito oggi da un sequestro di 5 milioni di euro, aveva un ruolo nel supporto alle attività estorsive e nel reimpiego di capitali illeciti nel settore immobiliare, attraverso compagini aziendali utilizzate per favorire l'infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico, con proiezioni anche in Germania.

Gli ulteriori approfondimenti investigativi hanno permesso di individuare asset patrimoniali intestati o riconducibili all'imprenditore, ritenuti frutto di attività illecite o reimpiego delle stesse, evidenziando una sproporzione tra il valore dei beni e i redditi dichiarati. Il sequestro ha interessato un’attività d'impresa, due quote societarie, quattro immobili, cinque beni mobili e sei rapporti finanziari.

Lavorato è un 70enne di Mandatoriccio, in provincia di Cosenza, domiciliato a Stoccarda, in Germania. La sua organicità alla potente cosca cirotana è emersa nitidamente dagli atti dell'inchiesta della Dda di Catanzaro "Stige" che ha portato all'arresto e alla condanna di decine di affiliati e soprattutto fatto luce sulla pervasività dell'organizzazione operativa nel territorio ricompreso fra i comuni di Cirò Marina, Cirò, Cariati, Torretta di Crucoli, Strongoli, Casabona, con diramazioni in Germania nel territorio dell'Assia e a Stoccarda.

Proprio per associazione mafiosa ed estorsione Lavorato è stato condannato in via definitiva a 8 anni e 8 mesi di reclusione. Il suo ruolo era quello di imporre ai ristoratori italiani, calabresi e cirotani in Germania, di rifornirsi di prodotti vinicoli obbligatoriamente dall'azienda "Cav. Malena Pasquale srl" attraverso la quale faceva affari la cosca Farao.

L'imprenditore del clan poteva godere di una consolidata influenza, in Germania, specie nel settore della ristorazione e in particolare nelle zone di Francoforte ed Offenbach e nel Land del Baden Wurttemberg.

Secondo quanto emerge dagli atti, Lavorato era stato promotore di un'associazione che riuniva più ristoratori italiani in Germania, mediante la quale – secondo l’accusa – sarebbe avvenuta la distribuzione di più prodotti e beni di imprese controllate e riconducibili alla cosca di Cirò.

Sul conto dell'operato di Lavorato in favore della criminalità organizzata cirotana, e in particolare e di come lo stesso fosse considerato un forte punto di appoggio in Germania sono state raccolte più dichiarazioni di collaboratori di giustizia.

Che Lavorato fosse il punto di riferimento della cosca in territorio tedesco è emerso dalle stesse parole dell'uomo intercettato dagli inquirenti. In una conversazione captata nella sua autovettura, l'uomo, parlando con altri affiliati, esaltava la sua vicinanza alla famiglia Farao e il suo impegno, in prima persona, nella commercializzazione dei prodotti alimentari esportati in Germania dalla cosca. L'imprenditore, poi, era arrivando ad affermare che sarebbe stato disposto a fare il carcere pur di non tradire la fiducia accordatagli dai Farao.