VIDEO | Chiesa gremita per le esequie del ragazzo morto nel giorno del suo compleanno dopo il malore accusato durante un soggiorno in Grecia
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«Il Signore, in questi giorni, è stato il vostro sostegno, la vostra anima». Sono le parole pronunciate dal vescovo Attilio Nostro davanti alla bara di Giuseppe Leone Bianchi, il 14enne morto a Roma nel giorno del suo compleanno dopo il malore accusato durante un soggiorno in Grecia.
Una comunità intera si è stretta attorno alla famiglia. In prima fila mamma Tina, papà Salvatore e il fratello Pietro. Accanto a loro amici, compagni di scuola, conoscenti e cittadini. Presenti anche i carabinieri in alta uniforme, mentre il sindaco Salvatore Fortunato Giordano ha proclamato il lutto cittadino.
Nelle parole del vescovo il riconoscimento della forza con cui la famiglia ha affrontato settimane difficilissime. Nostro ha ricordato anche don Romano, cappellano del Bambino Gesù, che ha condiviso con i familiari i giorni più delicati vissuti a Roma.
«Giuseppe può essere orgoglioso di voi – ha detto rivolgendosi ai suoi familiari – perché avete fatto tutto ciò che era possibile e anche ciò che sembrava impossibile. Avete tentato ogni strada, senza lasciare nulla al caso. Avete fatto tutto quello che potevate fare».
Una battaglia combattuta fino all’ultimo. Una «guerra pacifica», l’ha definita il vescovo, contro la malattia e contro la morte. «Mi ha colpito profondamente vedere che le vostre lacrime sono state lacrime di speranza e che il vostro pianto si è trasformato in preghiera». Un dolore accostato a quello di Maria sotto la croce, vissuto senza trasformarsi in disperazione.
«Sono convinto che questo terremoto che vi ha colpiti vi troverà ancora più solidi di prima». E quella ferita che, nella fede, può diventare un solco capace di portare frutto: «Non sappiamo che cosa uscirà da questa ferita, ma sappiamo che il Cristo ha posto un seme».
Mamma Tina e papà Salvatore hanno deciso di donare gli organi del loro figlio. Un gesto di grande altruismo compiuto nel momento più doloroso, che permetterà ad altre persone di continuare a vivere.
Al termine dell’omelia, il papà di Giuseppe ha preso la parola per ringraziare tutti: «dai parenti a questa grande comunità allargata».
Ha ringraziato il vescovo e l’Arma dei Carabinieri, «della quale faccio parte con orgoglio», per la vicinanza e il sostegno ricevuti. «La vostra solidarietà ci ha profondamente colpiti e allo stesso tempo ci ha fatto sentire circondati da un affetto che non dimenticheremo mai».
Un lungo applauso ha accompagnato l’uscita della bara bianca portata sulle spalle dai carabinieri. Un applauso che ha attraversato il silenzio della piazza e raccolto il dolore di un’intera comunità.



