Dai traffici nel Mediterraneo ai sospetti sul plutonio di Bosco Marengo: il report di Legambiente consegnato alla Commissione Ecomafie rilancia i misteri sulla morte del capitano di fregata. Si incrociano segreti di Stato e le indagini su un carico di materiale radioattivo
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Una nuova chiave di lettura sulla morte del capitano di Fregata Natale De Grazia è contenuta nella nuova relazione redatta da Legambiente e oggi sul tavolo della Commissione parlamentare sulle Ecomafie.
Si tratta dell’ultima missione dell’ufficiale di Marina, «investigatore di punta del pool coordinato dall'allora Procura presso la Pretura di Reggio Calabria che indagava sulle presunte attività illecite segnalate nel marzo del 1994 da un esposto di Legambiente», morto a 38 anni in circostanze poco chiare nella notte tra il 12 e 13 dicembre 1995.
Le sue non era indagini da poco, tutt’altro, riguardavano le cosiddette "navi a perdere", utilizzate per lo smaltimento illegale di rifiuti nel Mediterraneo e le "navi dei veleni", impiegate in traffici transnazionali di rifiuti che hanno interessato anche l’Italia. Natale De Grazia si è trovato a investigare su illeciti nei quali si incrociavano gli interessi delle mafie con connivenze di enti e apparati statali.
Una delle relazioni di Legambiente, portata in commissione parlamentare dal senatore Nicola Irto menziona un’inchiesta giornalistica che riporta tesi inquietanti. A parlare è un tecnico che che avrebbe collaborato alle indagini. L’uomo rivela che «gli uomini del pool dovessero andare nel corso della missione addirittura a sequestrare la struttura nucleare di Bosco Marengo (in provincia di Alessandria, è stato il secondo sito italiano per la produzione di combustibile nucleare). Sarebbe, infatti, emerso dalle indagini coordinate dai magistrati, che lì sarebbe avvenuto, per anni, anche dopo il referendum del 1987 (che avrebbe dovuto rendere inattivo l'impianto) il riprocessamento illegale del materiale radioattivo proveniente dall'estero trasformandolo in materiale bellico da fornire a vari Stati. Il tutto, con coperture per presunte ragioni di Stato di enti e apparati statali anche d’intelligence».
L’inchiesta giornalistica apre il più vasto capitolo dei trasporti illegali di uranio. Tra le missioni di De Grazia ce n’è una che lo ha portato a Genova, come attesta la delega datata 17 luglio 1995, emessa dal sostituto procuratore Neri, coordinatore del pool investigativo. Il compito assegnato «era fare accertamenti sugli itinerari sospetti e gli affondamenti delle navi e, in particolare, sul trasporto del materiale radioattivo da parte della nave Acrux. L'input per l'approfondimento richiesto dal Sostituto Procuratore rispetto a questa nave era scaturito anche dagli esiti della perquisizione effettuata in casa di Giorgio Comerio, l'ingegnere al centro degli intrighi (era considerato dagli investigatori «la mente strategica» dei traffici di materiali radioattivi, ndr). L’Acrux era spuntata poi da una nota trasmessa ai magistrati reggini dai servizi segreti del Sismi, una delle centinaia riguardo alle attività di Giorgio Comerio».
«Confrontando le fatture, i tempi di percorrenza, e la contabilità, De Grazia e compagni pervengono a, una clamorosa scoperta: l'uranio non aveva viaggiato sulla motonave Acrux battente bandiera inglese, ma su una nave italiana: l’Americana».
La domanda che Legambiente passa alla commissione parlamentare Ecomafie: è possibile che si volesse nascondere il fatto gravissimo che nella centrale di Bosco Marengo (e non in località estere) sarebbe avvenuta l’estrazione del plutonio?
Anche su questo è necessario indagare e approfondire: esisteva un traffico illecito di materiali nucleari tra Stati che passava da Bosco Marengo (dove sarebbe avvenuto il riprocessamento) per finalità belliche di materiali destinati anche a Paesi "nemici", dall'Iran al Pakistan, dal Libano alla Siria?
Una cosa è certa. Quello della commissione parlamentare Ecomafie non sarà un compito facile.


