L’appello

Isola Capo Rizzuto, il sindaco scrive al ministro: «Interventi immediati per rimuovere i relitti degli sbarchi»

Sono almeno dieci le imbarcazioni utilizzate dai migranti e abbandonate sulle spiagge del Crotonese. Vittimberga: «Restando in balia delle onde rilasciano oli, carburanti e plastiche oltre ad essere pericolose per la pubblica incolumità»

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di Redazione
19 novembre 2021
12:39

«Interventi immediati per la rimozione dei relitti abbandonati sulle spiagge del Crotonese». È quello che chiede il sindaco di Isola Capo Rizzuto, Maria Grazia Vittimberga in una lettera al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, al quale chiede di risolvere il problema della presenza di almeno dieci imbarcazioni utilizzate per gli sbarchi e poi abbandonate - alcune da diversi anni - lungo le coste tra Crotone e Isola Capo Rizzuto.

Alcuni di questi relitti si trovano anche nella zona A dell'Area marina protetta “Capo Rizzuto” dove è vietata ogni forma di attività compresa quella di fare il bagno. Tra queste imbarcazioni c'è anche il veliero incagliatosi a Le Cannella a bordo del quale si trovavano i migranti che lo scorso 3 novembre sono stati salvati grazie al coraggioso intervento delle forze dell'ordine e dei volontari della Croce rossa.


L'iniziativa del sindaco del Comune calabrese nasce dalla costituzione di un comitato cittadino che ha indetto per domenica 21 novembre un sit-in proprio sulla spiaggia di Le Cannella dove si trovano due dei dieci relitti. Nella lettera - inviata anche all'Agenzia delle dogane, al presidente della Regione Calabria, al prefetto, al questore e al procuratore della Repubblica, all'Area marina protetta, a Capitaneria di porto e Tenenza dei carabinieri - Vittimberga spiega che «ad oggi sono ben dieci i relitti spiaggiati che oltre a provocare ingenti danni ambientali in piena Area marina protetta, a lungo termine possono anche diventare pericolosi per bagnanti e passanti».

«Si tratta di barche che non si riesce a rimuovere a causa di procedure burocratiche complesse e che restando in balia delle onde rilasciano nell'ambiente oli, carburanti e plastiche oltre ad essere pericolose per la pubblica incolumità dei turisti. Da qui la richiesta di interventi immediati al fine di «tutelare l'ecosistema del territorio ed evitare ingenti danni d'immagine, considerando l'alta vocazione turistica del territorio».

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