Quattro gli imputati che devono rispondere di stipendi inadeguati alle ore di lavoro e clima di «prevaricazione fisica e morale». Oltre centro testi da ascoltare. E il timore che il procedimento si areni
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A oltre due anni dal rinvio a giudizio è partita a Lamezia Terme la prima udienza del processo a carico degli imprenditori Francesco e Pasqualino Perri, di Maria Barresi, moglie di Pasqualino Perri ed ex direttrice di fatto del supermercato “Stella Marina”, e Roberto Rispoli, ex dipendente dell’ipermercato Midway ed ex responsabile del punto vendita “Stella Marina”.
Oggi questi supermercati sono chiusi, i reati sono riconducibili tra il 2016 e il 2017, ma i continui rinvii del processo hanno portato alla prima vera udienza solo ieri. Udienza, che tra l’altro, è stata ulteriormente rinviata al 27 maggio poiché le difese – rappresentate dagli avvocati Aldo Ferraro, Francesco Gambardella, Michele Cerminara, Gianluca Careri – hanno presentato eccezione di incompatibilità del Tribunale collegiale ritenendo competente a giudicare il giudice monocratico. Una eccezione alla quale si è associato, tra l’altro il pubblico ministero.
A questo punto il Tribunale collegiale, presieduto da Angelina Silvestri, ha preso atto dell’incompatibilità e stabilito che il processo proseguirà il 27 maggio davanti al giudice monocratico.
L’accusa della quale gli imputati devono rispondere riguarda lo sfruttamento di 78 ex dipendenti degli imprenditori Perri.
A essere sfruttati, secondo l’accusa formulata dalla Procura di Lamezia Terme, erano addetti allo scarico merci, alla macelleria, al reparto frutta, alla salumeria, cassiere, addetti alle vendite, addetti all’assistenza clienti, addetti ai magazzini, addetti al banco frigo.
I fatti che le fiamme gialle hanno annotato vanno dal 2016 al 2017 anche se tutto è cominciato nel 2014, in seguito alla denuncia fatta da un dipendente nei confronti di Francesco Perri.
L’uomo, come tutte le persone offese riconosciute nell’inchiesta, aveva accettato condizioni di lavoro precarie per ragioni di necessità. Dal 2009 al 2013 avrebbe lavorato 26 giorni al mese per 11 ore al giorno, a fronte di una paga che oscillava tra le 800 e le 1.050,00 euro al mese. Secondo la legge avrebbe dovuto percepire un salario di 1.800 euro mensili.
A questo punto i militari hanno installato una serie di telecamere e ascoltato una serie di dipendenti. Ma, vista l’iniziale reticenza a parlare da parte dei dipendenti, la Guardia di Finanza ha dovuto fare ricorso a modalità investigative più tecniche: intercettazioni, perquisizioni, sequestri di documenti. I finanzieri segnalano anche casi di «prevaricazione fisica e morale».
In questo processo vi sono 78 persone offese, alcune delle quali si sono costituite parte civile, difese dagli avvocati Carlo Carere, Cerra, Antonio Muscimarro, Antonio Pileggi.
Sono oltre 100 i testimoni da ascoltare. E con questi numeri è facile temere che il processo rischi di arenarsi. Con buona pace delle risorse impiegate per le indagini.

