Dalle tragedie di Riace e Cariati ai grandi cantieri per cambiare la Jonica: quasi un secolo dopo la nascita del tracciato, restano ancora lunghi tratti da ammodernare. Tra opere in corso, nuovi progetti e il nodo della sicurezza, la sfida è trasformare la “strada della morte” in un’arteria davvero sicura
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Un’estate difficile quella che si avvia a concludersi, segnata dal caldo estremo ma anche dal troppo sangue sulle strade. In Calabria gli incidenti mortali hanno continuato a spezzare vite, coinvolgendo giovani, motociclisti e intere famiglie.
Tra le strade che più di altre raccontano questa emergenza c’è la Statale 106 Jonica, da anni indicata come la “strada della morte”. Un’espressione forte, nata dalla lunga sequenza di incidenti e vittime che ha accompagnato la storia di questa arteria.
E anche le ultime settimane hanno aggravato il bilancio. Il 4 settembre, a Riace Marina, ha perso la vita Antonio Racco, 25 anni, di Siderno, alla guida del suo scooter, dopo lo scontro con un’automobile.
Il 12 settembre, a Cariati, è morto Luigi Britti, 56 anni, operaio, mentre percorreva la Statale 106 in motocicletta. Secondo l’associazione “Basta Vittime sulla SS106”, Britti è la diciottesima vittima della Statale dall’inizio del 2026. Si tratta di un conteggio dell’associazione, basato sulle cronache e sugli incidenti avvenuti lungo l’arteria, non di una statistica ufficiale Istat.
I numeri raccontano un’emergenza che non finisce
Per fotografare correttamente la situazione bisogna distinguere i dati ufficiali dalle statistiche elaborate dagli osservatori civici.
Secondo i dati ACI-Istat relativi al 2025, pubblicati il 24 luglio 2026, in Italia gli incidenti stradali con lesioni sono stati 177.207, con 2.868 vittime e 237.822 feriti. Rispetto al 2024 le vittime sono diminuite del 5,3%, mentre incidenti e feriti sono aumentati rispettivamente del 2,2% e dell’1,7%.
In Calabria le vittime nel 2025 sono state 78, contro le 96 del 2024: un calo significativo, ma che non cancella la gravità del fenomeno.
I dati ufficiali, tuttavia, non forniscono un conteggio annuale specifico della sola SS106 paragonabile a quello elaborato dall’associazione “Basta Vittime sulla SS106”. Per questo, quando si parla delle vittime della Jonica, occorre sempre indicare la fonte.
Il dato aggiornato al 12 settembre 2026 è dunque quello dell’associazione: 18 vittime sulla SS106 calabrese dall’inizio dell’anno.
Sono numeri che spiegano perché la statale Jonica continui a essere percepita come una delle grandi emergenze infrastrutturali della Calabria.
Una strada lunga 491 chilometri
La Statale 106 Jonica collega Reggio Calabria a Taranto per circa 491 chilometri, attraversando Calabria, Basilicata e Puglia. La parte calabrese misura circa 415 chilometri.
È una direttrice strategica per il Mezzogiorno e costituisce uno dei principali assi di collegamento della fascia ionica con la rete nazionale.
Il problema storico è che l’ammodernamento della dorsale non è avvenuto in maniera uniforme. In Calabria convivono ancora lunghi tratti della vecchia infrastruttura con segmenti ammodernati o in corso di trasformazione.
In molti punti la Statale attraversa centri abitati, presenta numerosi accessi e intersezioni e mette sulla stessa carreggiata traffico locale, mezzi pesanti, pendolari e flussi turistici.
Ed è proprio questa convivenza a rendere particolarmente delicati molti tratti della Jonica.
Una strada nata quasi un secolo fa
Il tracciato della Statale 106 risale al 1928. Sarebbe però sbagliato dire che da allora sia rimasto immutato: nel corso dei decenni sono stati realizzati numerosi interventi, varianti, rettifiche e nuovi tratti.
Il problema è che la trasformazione complessiva della dorsale ionica è rimasta incompleta.
La sicurezza, inoltre, non dipende soltanto dall’infrastruttura. Velocità eccessiva, distrazione, mancato rispetto delle precedenze, sorpassi e manovre pericolose sono tra i principali fattori che contribuiscono agli incidenti. Lo confermano anche i dati nazionali Istat-ACI.
Ma una strada moderna deve essere progettata anche per ridurre le conseguenze dell’errore umano.
Il Terzo Megalotto: l’opera che sta cambiando l’Alto Jonio
Il principale intervento oggi in corso sulla SS106 calabrese è il Terzo Megalotto Sibari-Roseto Capo Spulico, una nuova infrastruttura a doppia carreggiata lunga circa 38 chilometri.
L’opera comprende numerose gallerie e viadotti e punta a eliminare diversi attraversamenti urbani, migliorando il collegamento tra l’Alto Jonio calabrese e la Basilicata.
Il progetto prevede, tra l’altro, circa 10 chilometri complessivi di gallerie e circa 7 chilometri di viadotti, oltre a quattro svincoli.
Il 21 luglio 2026 è stato completato lo scavo della galleria Trebisacce, lunga 3,3 chilometri e costituita da due canne, una per senso di marcia. È uno dei passaggi tecnici più importanti raggiunti finora dal cantiere.
A gennaio Webuild aveva comunicato un avanzamento complessivo del Megalotto di circa l’80 per cento. Quel dato va riferito a gennaio 2026 e non utilizzato come fotografia dell’avanzamento a luglio o settembre.
Il progetto ha generato circa 1.200 posti di lavoro e coinvolto una filiera di circa 900 imprese, secondo i dati comunicati dal Ministero delle Infrastrutture e da Webuild.
Ma il Terzo Megalotto, per quanto fondamentale, non risolve il problema della 106 calabrese. È soltanto uno dei grandi tasselli della trasformazione della dorsale.
Il nuovo lotto Coserie-Corigliano Ovest
Un altro passo importante è arrivato nel gennaio 2026, quando Webuild si è aggiudicata il contratto da 531 milioni di euro per il Lotto 1 della SS106 tra il viadotto Coserie e lo svincolo di Corigliano Ovest.
Si tratta di circa 17 chilometri di nuova strada, con 15 viadotti, tre cavalcavia e una galleria artificiale a doppia canna lunga circa 1,4 chilometri.
Sommando questo intervento al Terzo Megalotto, Webuild indica in circa 55 chilometri la nuova SS106 che sta realizzando o realizzerà nell’area.
La nuova frontiera: Sibari-Crotone e Crotone-Catanzaro
Il futuro della Jonica passa anche dalla prosecuzione verso sud.
Il 29 giugno 2026 la Regione Calabria ha comunicato il parere favorevole di compatibilità ambientale per il progetto della nuova SS106 in variante nel tratto Corigliano-Rossano-Crotone, un passaggio importante verso le successive fasi progettuali. Il tracciato interessa diversi comuni.
Questa tratta rappresenta uno dei passaggi decisivi per superare progressivamente il vecchio tracciato della Jonica e costruire una dorsale più moderna e sicura.
Ancora più a sud, il progetto della nuova SS106 tra Catanzaro e Reggio Calabria è entrato nella fase del confronto pubblico. Le ipotesi oggi sul tavolo sono quattro e le prime stime parlano di circa 184 chilometri e di un investimento compreso, a seconda della soluzione scelta, tra 7 e 12 miliardi di euro. Sono però ancora ipotesi progettuali, non un’opera già finanziata e cantierabile nella sua interezza.
Una partita che riguarda anche la legalità
C’è poi il capitolo della legalità.
Nel 2022 il processo Bellu lavuru 2, nato da un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti per l’ammodernamento della SS106 nel Basso Jonio reggino, si è concluso con quattro condanne, nove assoluzioni e sei proscioglimenti.
L’inchiesta aveva riguardato anche il crollo della galleria Sant’Antonino di Palizzi, avvenuto nel 2007.
La storia dimostra quindi che modernizzare la 106 significa anche garantire trasparenza, controlli e massima attenzione alla legalità negli appalti.
Non è più il tempo delle promesse
La Statale 106 è diventata il simbolo di una contraddizione italiana.
Da una parte ci sono miliardi di euro, grandi progetti, gallerie, viadotti e cantieri che stanno finalmente trasformando alcuni segmenti della dorsale.
Dall’altra ci sono ancora lunghi tratti nei quali si viaggia sulla vecchia 106, tra incroci, attraversamenti urbani, traffico estivo e condizioni di rischio.
E soprattutto ci sono le famiglie che continuano a piangere.
La tragedia di Cariati del 12 settembre, arrivata pochi giorni dopo quella di Riace, dimostra che il problema non appartiene al passato. È ancora presente.
La 106 non può essere affrontata soltanto dopo ogni tragedia, con un sopralluogo, un comunicato e una nuova promessa.
La sicurezza stradale deve diventare una priorità infrastrutturale permanente.
Perché dietro ogni numero c’è una persona. E dietro ogni persona c’è una famiglia.
La Calabria non chiede una strada di lusso.
Chiede una strada sicura. E dopo quasi un secolo di attese, è forse questa la promessa che lo Stato non può più rimandare.



