A Longobucco nasce un comitato a tutela dell’economia locale: «Chiediamo alle autorità competenti di trovare una soluzione che garantisca la sicurezza delle nostre aziende e delle nostre famiglie»
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Una crisi senza precedenti sta mettendo in ginocchio l’economia zootecnica di Longobucco. Durante un’affollata assemblea, segnata da un clima di forte tensione e preoccupazione, gli allevatori locali hanno denunciato una situazione ormai insostenibile: negli ultimi ventiquattro mesi, le incursioni dei lupi hanno causato la perdita di oltre mille capi di bestiame. Si tratta di un danno economico e produttivo immenso per una comunità che vive di pastorizia e che ha già visto scomparire più di dieci aziende, costrette alla chiusura definitiva.
Il cuore del malcontento risiede nella drammatica quotidianità vissuta dai titolari delle aziende rimaste attive. Molti di loro sono costretti a turni estenuanti, lavorando giorno e notte per sorvegliare greggi e mandrie, con il rischio concreto di subire aggressioni dirette da parte dei predatori nel tentativo di proteggere il proprio patrimonio. «La presenza di questi predatori sta mettendo a rischio la sopravvivenza stessa delle aziende», è stato ribadito durante l’incontro, sottolineando come la protezione garantita ai lupi dalle leggi europee si stia traducendo in una condanna a morte per il lavoro dell’uomo in queste montagne.
Dall’incontro è scaturita una linea d'azione netta per portare la protesta ai livelli istituzionali superiori. È stato formalmente costituito un comitato di crisi che vede la partecipazione attiva dei titolari delle aziende colpite, dei rappresentanti del Consiglio comunale e dei sindacati Cgil e Cisl. Attraverso un documento ufficiale inviato a Regione e Stato, il comitato ha messo nero su bianco le proprie rivendicazioni: indennizzi rapidi per i danni subiti, interventi mirati per ridurre la popolazione dei lupi sul territorio e l'attivazione di misure di prevenzione efficaci per scongiurare nuovi assalti.
La battaglia degli allevatori di Longobucco non è solo una questione di risarcimenti, ma una lotta per la dignità di un intero settore. «Chiediamo alle autorità competenti di trovare una soluzione che garantisca la sicurezza delle nostre aziende e delle nostre famiglie», conclude il documento approvato dall'assemblea. Senza risposte concrete, il rischio è che il degrado economico e sociale svuoti definitivamente i pascoli locali, spegnendo una delle ultime realtà produttive rimaste nel cuore della Calabria.

