A svelarlo il padre Salvatore: «Fortunato di aver vissuto 14 anni con lui. Era un angelo. Buono, generoso e profondamente religioso. Andremo avanti sapendo che ora è in pace»
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La prematura morte del piccolo Giuseppe Bianchi si è trasformata a Mileto in uno splendido atto d'amore nei confronti del prossimo. E questo grazie alla sensibilità dimostrata dai genitori dello sfortunato 14enne, i quali hanno fatto sì che il loro dolore si tramutasse in qualcosa di positivo donando i suoi organi. Il ragazzo è deceduto nel giorno del suo compleanno, dopo aver lottato per circa un mese tra la vita e la morte come un indomito guerriero. Si era sentito male durante un soggiorno in Grecia, dove il padre carabiniere si trovava in missione. Il successivo trasferimento al Bambino Gesù di Roma e sei interventi non sono bastati a salvarlo. Alla base della sua dipartita terrena, un gravissimo problema cardiovascolare. Ieri i funerali, celebrati dal vescovo Attilio Nostro in una chiesa della Santissima Trinità-San Benedetto gremita in ogni ordine di posto. A rendere ancora più nobile il gesto di altruismo compiuto dai genitori, le parole di papà Salvatore, pronunciate a conclusione delle esequie e rilasciate sui social. Frasi su cui è bello e doveroso ritornare.
«È stato un mese intenso. Poco più di un mese in cui ho avuto tante ore al giorno per pensare e cercare di metabolizzare questa situazione tragica che ci è capitata. Quando sei un genitore - sottolinea affranto ma non sconfitto dal dolore - vorresti proteggere tuo figlio da qualsiasi cosa, trovare sempre una soluzione, poter fare qualcosa. Poi invece arriva un momento in cui ti scontri con l'impotenza. Ti chiedi: "Perché non a me?", ma non hai risposta. Ti chiedi: "Perché tutto questo dolore a lui e non a me?", ma non hai risposta. Partendo dal principio che l'amore non si quantifica nella durata della vita - aggiunge - tiro le somme e dico: “Da padre comunque sono fortunato di aver vissuto quattordici anni con un angelo nel vero senso della parola, dalla generosità alla bontà d'animo ed alla religiosità che aveva in sé”. L'ultima frase detta alla nonna, poche ore prima che si sentisse male, è stata: "Nonna io non ho paura, Gesù è con me"».
A seguire papà Salvatore si dichiara fortunato di essere stato accanto a Giuseppe nei momenti difficili e di avergli potuto dire quanto gli vuole bene, di guardarlo, accarezzarlo e confortarlo. «Ho combattuto al suo fianco - sottolinea - e per un genitore esserci quando il figlio vive una situazione del genere è importante. Non mi sento sconfitto. Lui è parte di me, adesso più di prima è in me e nessuno me lo può togliere. La mia forza la devo a lui che mi diceva spesso: "Papà tu sei forte". Adesso è in pace, la situazione si è complicata molto negli ultimi giorni. La vita è questa, non è razionale, ma si va avanti, sperando sempre in bene e in meglio. Il pensarlo sicuramente ci conforterà».
Infine, un pensiero a chi in questi difficili momenti è stato vicino a lui, alla moglie Tina e all'altro figlio Pietro.«Dovrei stare ore a ringraziare tutti - rimarca - e probabilmente non riuscirò a farlo personalmente per come ognuno meriterebbe, dagli amici che sono diventati famiglia, ai parenti, alle persone conosciute da poco tempo o addirittura sconosciute, che sentendo la nostra storia ci hanno donato una parola o un gesto di conforto. Non per ultimo il ringraziamento va all'istituzione dell'Arma dei Carabinieri, della quale faccio parte con orgoglio. Il comandante generale e tutti i suoi rappresentanti - conclude - ci sono stati accanto concretamente, con una vicinanza che è andata ben oltre il semplice dovere e che ci ha permesso di affrontare questo momento sollevandoci da tante, ulteriori preoccupazioni. Il vostro conforto ci ha sorpreso ed allo stesso tempo lusingato. Ringraziamo ognuno di voi e vi abbracciamo forte».



