Naufragio Calabria

L’appello della Rete 26 febbraio a Mattarella: «Ai morti di Roccella sia garantita stessa dignità di quelli di Cutro»

Il sodalizio nato all'indomani della strage di migranti nel Crotonese si chiede dove sia lo Stato di fronte all'ennesima tragedia e invoca maggiore attenzione per i familiari delle vittime

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di Redazione Cronaca
25 giugno 2024
21:27
Mattarella davanti alle bare delle vittime di Cutro, nel 2023
Mattarella davanti alle bare delle vittime di Cutro, nel 2023

Dolore e rabbia per quanto avvenuto poco più di una settimana fa al largo delle coste calabresi. Sono questi i sentimenti espressi dalla Rete 26 febbraio, nata nel Crotonese all’indomani di un’altra strage di migranti, quella di Cutro nel 2023. Ora di fronte al nuovo tragico naufragio costato la vita a più di 60 persone (al momento 36 le vittime accertate, di cui sono stati recuperati i corpi), la Rete di associazioni parla di «drammi, non certo episodici, da definire necessariamente “migranticidi” e che tradiscono profondamente i principi su cui i padri fondatori hanno fondato l’Unione Europea».

In una lettera aperta che contiene anche un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, aggiungono: «Sono, di fatto, la conseguenza di scelte doppiamente mortali che da un lato favoriscono la speculazione e la circolazione di beni e di armi e dall’altro impediscono il diritto universale alla mobilità di donne e uomini in fuga da guerre, cambiamenti climatici e persecuzioni. Salvo poi sfruttare, queste stesse persone, in condizioni di clandestinità e semi schiavitù nei nostri cantieri e nelle nostre campagne».


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Per la Rete 26 febbraio «la reiterazione di queste stragi non può più essere tollerata. È giunto il momento di una forte e netta presa di coscienza da parte di tutti i cittadini, delle organizzazioni, dei movimenti e delle forze sociali e politiche democratiche, antifasciste ed antirazziste per ribaltare radicalmente le politiche sui migranti e sui rifugiati, opponendoci con forza a queste strategie disumane. Dobbiamo fare di tutto per rimettere al centro l’umanità, i diritti e il rispetto per la vita e la dignità di tutti».

Quindi l’attenzione si posa sull’ultimo naufragio che ha toccato da vicino la Calabria e in particolare Roccella, dove la mattina del 17 giugno sono sbarcati gli unici 11 sopravvissuti. «A Roccella Jonica si sta consumando l’ennesima tragedia, nutrita e sostenuta dall’indifferenza, dalla superficialità, dalla disorganizzazione con cui viene trattata la vita e la morte di uomini, donne e bambini migranti. Tanti i bambini, così come a Cutro, alcuni ancora neonati; corpi spostati, portati, smistati, gestiti come pacchi scomodi da nascondere alla vista di tutti, soprattutto al rumore e al clamore della stampa e dell’opinione pubblica, affinché non ci sia una seconda Cutro, affinché non si veda in volto il dolore senza senso di una bambina rimasta orfana a 10 anni o lo sguardo perso e spento di chi cerca invano brandelli di informazione sulla sorte e il destino dei propri cari, della propria famiglia, degli amici».

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Il pensiero va poi a chi è giunto in Calabria cercando informazioni sui propri cari: «Come a Cutro assistiamo alla tragedia dei dispersi in terra, persone che sono prese in carico solo dalla buona volontà delle organizzazioni della società civile e dei volontari. Ma lo Stato dov’è? Lo Stato che ci rappresenta, che garantisce e tutela i diritti e la dignità di tutti, soprattutto degli ultimi, a Roccella dov’è? Con questo comunicato la Rete 26 Febbraio intende lanciare un appello accorato al Presidente Mattarella, che in occasione della strage di Cutro si mise al fianco dei familiari e promise, e mantenne, il supporto dello Stato nell’accoglienza, nel sostegno psicologico e sociale. Chiediamo anche ora a Roccella che lo Stato si faccia carico del sostegno ai familiari, che sostenga e promuova il prelievo celere e capillare dei DNA per permettere i riconoscimenti anche attivando la rete diplomatica laddove i familiari non possano raggiungere l’Italia e soprattutto che ci si attivi per permettere il rimpatrio delle salme. Presidente – concludono le associazioni della Rete 26 febbraio -, i corpi martoriati dei morti di Roccella chiedono che sia garantita loro la stessa dignità dei morti di Cutro, i familiari di queste vittime chiedono lo stesso rispetto, la stessa solidarietà dimostrata allora. Noi ci siamo. Ci sia anche lo Stato».

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