Secondo l’accusa i principali interessi della cosca sarebbero stati estorsioni, usura, truffe e intestazioni fittizie. Il 17 aprile la parola passa alle difese
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Il pm della Dda di Catanzaro, Veronica Calcagno, ha invocato sette condanne, quattro prescrizioni e un’assoluzione nell’ambito del processo, con rito abbreviato, nato dall’inchiesta Clean Money incentrata sui presunti illeciti commessi dal clan dei Gaglianesi di Catanzaro. Secondo l’accusa i principali interessi della cosca sarebbero state estorsioni, usura, truffe e in genere reati contro il patrimonio. Gli imprenditori locali sarebbero stati vessati attraverso l'imposizione del pagamento di somme di denaro o di ditte di fiducia. Oltre alle estorsioni a essere contestati sono reati satellite all’attività criminale quali l’intestazione fittizia come strumento per la realizzazione di altri tipi di condotte illecite e la contaminazione del tessuto economico. Secondo l’accusa, da un lato vi erano imprenditori vessati, dall'altro ve ne erano anche di collusi ricercavano l'intervento della cosca.
L’accusa ha chiesto la condanna di Manule Pinto, 20 anni di reclusione; Emanuele Riccelli, 20 anni; Francescopaolo Morabito, 20 anni, Andrea Fava, 12 anni; Roberto Corapi 10 anni; Sergio Rubino, 6 anni; Tommaso Rosa, un anno.
Chiesta l’assoluzione nei confronti di Silvano Mancuso e il proscioglimento per intervenuta prescrizione nei confronti di Antonio Donato, Stefania Catanzaro, Antonio Procopio, Rodolfo Procopio.
Il prossimo 17 aprile la parola passerà alle difese. Nel collegio difensivo gli avvocati Antonio Lomonaco, Sergio Rotundo, Giovanni Merante, Saverio Loiero, Vittoria Aversa.

