La donna originaria di Palmi lamenta difficoltà nel trovare un alloggio per lei e suo figlio Gabriele di 10 anni: «Credono che poi non paghiamo e non possono buttarci fuori. Ma non siamo tutti uguali. Spero che le istituzioni si passino una mano sulla coscienza»
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«C'è molta discriminazione, non mi affittano una casa perché ho un bambino disabile». È il caso di Rosanna Melara, una madre originaria di Palmi che denuncia la difficoltà di trovare un alloggio in affitto per lei e il suo bambino, Gabriele, di 10 anni, con disturbo dello spettro autistico. Rosanna racconta di aver visitato numerosi appartamenti, ma ogni volta si scontra con i pregiudizi: «Chiedo solo una casa in affitto, un tetto sotto cui vivere con mio figlio. Mi ero spostata a Reggio Calabria per stare vicino a lui durante le terapie e in questo periodo ci appoggiavamo, collaboravamo, con una casa famiglia lì. Lui adesso è con me. Cerchiamo un appartamento a Reggio Calabria, ma essendo io di Palmi l'ho cercato anche lì. Ho fatto vari appelli. Ma le persone si rifiutano, perché pensano che se poi non paghi non ti possono buttare fuori. Ma non siamo tutti uguali».
Si tratta di una problematica che sempre più genitori di minori con disabilità si trovano costretti a fronteggiare. Una testimonianza che sprona a superare i preconcetti e a lavorare per costruire una società più inclusiva e solidale. Una storia che ricorda, purtroppo, quanto sia ancora lungo il cammino da percorrere verso l’uguaglianza. La paura di molti proprietari è radicata nella possibilità di non riuscire a sfrattare un inquilino in caso di morosità. Tuttavia, isolare chi affronta già grandi sfide quotidiane non è solo un atto di ingiustizia personale ma un fallimento sociale. Questa situazione sottolinea il bisogno urgente di una maggiore sensibilizzazione e la necessità di politiche garantiste che tutelino entrambe le parti. Rosanna, da tempo, con coraggio, lotta per assicurare le cure di cui ha bisogno il piccolo Gabriele. Un notevole dispendio di risorse economiche ed emotive che l’hanno portata anche a doversi spostare fuori regione per garantire i trattamenti sanitari di cui necessita il bambino. La madre, adesso, non chiede solo comprensione da parte dei proprietari di immobili, ma lancia un appello alle istituzioni affinché si impegnino a trovare soluzioni abitative adeguate: «Spero che le istituzioni si passino una mano sulla coscienza. Non mi sembra corretto tutto ciò che stiamo attraversando. Avevo chiesto aiuto, ma mi hanno detto che non ci sono case da poterci assegnare».


