Non perdiamo di vista le vere cause: incuria, abusivismo e incendi dolosi. Così l’uomo deturpa ciò che lo circonda. E i sindaci vengono abbandonati al loro triste destino: riusciranno a rimettere a posto tutto per l’estate?
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Ma davvero sono i cicloni a distruggere la costa tirrenica cosentina e a provocare frane e smottamenti, viste le abbondanti piogge? Se dessimo peso a questa tesi, perderemmo di vista le vere cause. Non sono i venti forti o le mareggiate a devastare i lungomari da Amantea a Tortora: è il fatto che queste opere forse dovevano essere costruite in altro modo, con requisiti diversi. Non è colpa dei cicloni se la ferrovia realizzata sulla costa tirrenica rischia di scomparire, isolando Sicilia e Calabria, ovvero il Sud dal resto d’Italia. Non è colpa dei cicloni, che portano temporali e nubifragi, se i terreni cedono: frane e smottamenti ormai sono all’ordine del giorno.
È colpa, senza dubbio, dell’incuria, dell’abusivismo e anche di chi, ogni anno nel periodo estivo, fa scomparire ettari di vegetazione con incendi dolosi che uccidono le nostre montagne e colline. Non diamo colpa ai cambiamenti climatici — che poi dipendono anche dalle nostre azioni — se oggi la Calabria è investita da cicloni atlantici che mettono a rischio perfino la didattica. La colpa è nostra, senza se e senza ma.
Cosa ha fatto la politica in tutti questi anni per prevenire questi disastri annunciati? Poco o nulla. Oggi ci interroghiamo su cosa causerà il prossimo ciclone e se l’esondazione dei fiumi verrà evitata nei tempi e nei modi giusti. Ma se a chiederselo sono i cittadini, i problemi non verranno risolti. Le istituzioni sono in balia di loro stesse. I sindaci, a ogni allerta arancione, ormai chiudono le scuole. È una sconfitta dello Stato, perché i sindaci sono stati abbandonati al loro triste destino: essere crocifissi per ogni cosa negativa che avviene sul loro territorio. E come si difendono? Pubblicando post e video sui social, spiegando il loro operato a quei “leoni da tastiera”, laureati in “tuttologia”. Una deriva che ormai fa parte dei giorni nostri e che, con il passare del tempo e l’avanzamento di nuovi strumenti di intelligenza artificiale, rischia di peggiorare.
Qual è, dunque, la vera sfida? Proteggersi dai cicloni, che presumibilmente aumenteranno nel corso degli anni per motivi che conosciamo bene — surriscaldamento globale, a cominciare dalla temperatura del mare in estate — e scommettere sulla prevenzione. Ma non soltanto questo. Oggi i sindaci sono soli, soprattutto quelli che indossano la fascia tricolore sulle coste. Hanno dietro le ditte che intervengono per lavori di “somma urgenza”, ma anche i titolari degli stabilimenti balneari. In attesa del ciclone Pedro, le nostre coste oggi si presentano come uno scenario di guerra. Riusciranno i sindaci a rimettere tutto in piedi per l’estate? Questa è la vera sfida. Ma da soli non potranno farcela.

