Mentre il calendario segnava la vigilia di San Valentino, la festa dell'amore di coppia, il territorio di Cassano all'Ionio si è ritrovato a fare i conti con la furia della natura. L’esondazione del fiume Crati dello scorso 13 febbraio ha travolto Lattughelle e i Laghi di Sibari, portando acqua, fango e paura.

Se da un lato uomini e mezzi della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri, del Soccorso Alpino e Speleologico della Calabria, della squadra manutenzione comunale, dalla Misericodia di diversi comuni e da altre associazioni giunte dalle regioni vicine, procedevano senza sosta per garantire sicurezza a chi era ancora in difficoltà nelle proprie abitazioni, oltre a lavorare per contrastare le acque che continuavano a minacciare le zone colpite, dall’altro la catena umana che si è sviluppata ha accolto e dato sostegno alle persone che sono state costrette ad abbandonare la propria casa.

Dalla curiosità all’impegno: il racconto dal fronte

Chi vi scrive non lo fa dalle tribune dorate della cronaca distaccata, ma con le mani ancora segnate dalla mobilitazione. Siamo arrivati al Centro Congressi di Sibari spinti forse da una primordiale curiosità, quella voglia quasi istintiva di vedere con i propri occhi il disastro. Ma una volta varcata la soglia, la curiosità è evaporata in un istante, lasciando il posto allo stupore per quello che stava accadendo. Non c’erano solo "spettatori". C’era una macchina organizzativa imponente coordinata dal Comune di Cassano, sostenuta dall’energia instancabile degli Scout e da una marea di volontari. Il Centro Congressi si è trasformato in poche ore nel battito cardiaco di una comunità che ha rifiutato di arrendersi al fango. Difficile ricordare i nomi, restano però impressi i volti di quelli che, stremati e in piedi solo con un caffè, continuavano a smistare, organizzare e distribuire per quanto arrivava nelle richieste. Il tam tam sui social ha fatto il resto. Comunicazioni tra amici e quelle ufficiali comunali hanno marcato il bisogno che al momento si manifestava e incredibilmente, dopo pochi minuti, arrivata quanto occorreva.

Un San Valentino di amore collettivo

In un giorno solitamente dedicato ai fiori e alle cene a lume di candela, il segno dell’amore si è manifestato in una forma diversa, più alta e corale. È stato l'amore per il prossimo, per chi ha dovuto lasciare la propria casa con poco o nulla addosso. È stato un susseguirsi incessante di volti e gesti. Famiglie che arrivavano con sacchi di vestiario pulito, altri con scorte di alimenti, coperte e generi di prima necessità, arrivate non solo "quanto bastava", ma in un’eccedenza che raccontava la voglia di esserci.

Una terra che sa rispondere "Presente"

Il fenomeno non è rimasto confinato entro i limiti comunali. La solidarietà ha viaggiato su gomma, attraversando le strade che conducono a Sibari. Mezzi carichi di speranza sono giunti dalla vicina Castrovillari, da Altomonte, Villapiana, Firmo e Lungro. Un elenco che continua e che rischia di dimenticare qualcuno, non per trascuratezza, ma perché l'altruismo è stato così diffuso da diventare universale. A contrastare le acque disastrose, questa volta ha straripato il fiume dell'aiuto.

Un segno per il futuro

Quello che si è manifestato nella corsa a favore degli sloggiati non è stato solo un aiuto materiale. È stato un segno. La dimostrazione che, nonostante le difficoltà croniche di un territorio spesso ferito, il tessuto sociale è vivo, pulsante e incredibilmente compatto nel momento del bisogno.

Il Crati ha fatto paura, è vero ma ora non è il tempo del “dire”, ora è quello del “fare” e la risposta della comunità ha ricordato a tutti che non esiste piena capace di travolgere un popolo che decide di tenersi per mano.