L'inchiesta sull'omicidio di Vittorio Boiocchi, storico leader della Curva Nord dell'Inter ucciso a Milano nel 2022, si arricchisce di nuove dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Marco e Gianfranco Ferdico. Nei verbali depositati nel processo emergono riferimenti al presunto coinvolgimento di Matteo Norrito e al ruolo che Mauro Nepi avrebbe cercato di ritagliarsi nella gestione della curva dopo la morte di Boiocchi.

Marco Ferdico: «Iniziale coinvolgimento di un altro membro del direttivo»

È Marco Ferdico, ex capo della Curva Nord interista e oggi collaboratore di giustizia, a riferire agli inquirenti di un ulteriore possibile coinvolgimento nell'omicidio di Boiocchi.

In una serie di interrogatori iniziati nei mesi scorsi, Ferdico avrebbe parlato di un «iniziale coinvolgimento di un altro membro del direttivo» degli ultrà nerazzurri. Il nome indicato è quello di Matteo Norrito, già arrestato e condannato nell'ambito dell'inchiesta «Doppia curva».

Le nuove dichiarazioni sono state analizzate in un'informativa della Squadra mobile e del Servizio centrale operativo depositata nel processo che vede imputati, tra gli altri, lo stesso Marco Ferdico, il padre Gianfranco, Andrea Beretta e i due presunti esecutori materiali del delitto.

Gli investigatori descrivono Norrito, conosciuto nell'ambiente con il soprannome di «Chuck», come un «elemento molto importante per tale consorteria in quanto anello di congiunzione con 'Curva Sud'». Il riferimento è al mondo ultras del Milan. La moglie di Norrito, infatti, viene indicata negli atti come «la ragioniera» di Luca Lucci, storico leader della Curva Sud rossonera, attualmente detenuto.

La moto e l'incontro prima dell'omicidio

È lo stesso Marco Ferdico a raccontare ai pm un episodio che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe avvenuto prima dell'omicidio.

«Dell'omicidio di Vittorio Boiocchi - ha messo a verbale Marco Ferdico - quello che è stato omesso è che una sera, prima di andare a comprare la moto, ci siamo trovati a casa di Matteo Norrito, perché Beretta voleva chiedergli in prestito la moto e gli ha detto che serviva per un omicidio. Norrito si è tirato indietro nel dargliela - ha aggiunto - ma poi l'ha accompagnato (...) a ritirare la moto a Cambiago. Cioè ha detto 'no, la mia moto non te la do, ma siete impazziti? Cosa volete fare?', è venuto a conoscenza del piano e addirittura ha detto 'ma al posto di ammazzarlo sparandogli perché non gli date due pugni, ha già avuto un infarto qualche giorno fa e lo ammazzate di pugni'».

Secondo quanto riportato nell'informativa, gli investigatori avrebbero trovato riscontri a un incontro avvenuto il 25 ottobre 2022 tra Ferdico, Beretta e Norrito.

Sempre secondo il racconto del collaboratore, sarebbe stato proprio Norrito ad accompagnare Beretta a Cambiago per recuperare la moto poi utilizzata nell'omicidio.

«Beretta ha omesso di parlare di Norrito»

Le dichiarazioni di Marco Ferdico entrano anche nel confronto con quelle rese da Andrea Beretta, che ha già raccontato agli investigatori il proprio ruolo di mandante nel delitto e quello degli altri soggetti coinvolti.

Secondo Ferdico, Beretta avrebbe «omesso» di parlare di Norrito «perché era molto amico di Chuck».

Lo stesso collaboratore ha però precisato: «Non stiamo parlando di una persona che sta prendendo parte alla cosa, però dà un'idea sua 'ma non c'è bisogno di sparargli, così, cosà... fate un pestaggio, che gli viene un infarto'».

Dopo l'omicidio, sempre secondo la versione di Ferdico, Norrito avrebbe preso le distanze dalla vicenda: «Ma voi siete pazzi (...) non devo neanche più telefonarvi! Io non voglio saperne niente!».

E Ferdico ha aggiunto: «Come al solito - ha aggiunto Ferdico - come quando è morto Bellocco, subito lui, trac, si tira indietro. Poi però vuole risalire sul carro, quando vede che si calmano le acque».

Anche Gianfranco Ferdico avrebbe parlato nei suoi interrogatori del «coinvolgimento» di Norrito. Una ricostruzione che, negli atti, si affianca però alla posizione di Beretta, che ha ribadito: «Non è mai entrato nelle dinamiche di questa cosa qua».

Il ruolo di Mauro Nepi e la «scalata» alla Curva Nord

Nei verbali depositati nel processo compare anche un altro capitolo relativo agli equilibri interni alla Curva Nord dell'Inter.

A parlarne è Gianfranco Ferdico, padre di Marco, anche lui collaboratore di giustizia. Al centro delle sue dichiarazioni c'è Mauro Nepi, a processo per l'omicidio Boiocchi e la cui posizione sarà prossimamente riunita davanti alla Corte d'Assise.

Secondo Gianfranco Ferdico, Nepi avrebbe puntato a entrare nella gestione della curva dopo la morte di Boiocchi.

«Nepi aveva l'aspettativa di entrare a far parte di coloro che avrebbero gestito la curva dopo l'omicidio Boiocchi. Con l'avvento di Antonio Bellocco ciò non si è verificato e in qualche modo Nepi è stato estromesso anche dalla suddivisione degli introiti della curva».

Il collaboratore descrive inoltre una situazione di tensione legata al denaro e alla distribuzione degli introiti.

«Nepi era continuamente alla ricerca di denaro, riteneva di meritarsi dei compensi derivanti dalla gestione della curva e più volte riferiva sia a mio figlio che a Beretta che se loro erano arrivati lì era merito anche suo».

I 25mila euro e la frase su Boiocchi

Nella ricostruzione di Gianfranco Ferdico, Nepi avrebbe anche sostenuto di essersi messo a disposizione per segnalare gli spostamenti di Boiocchi.

Nepi diceva, secondo la versione di Ferdico padre, «di essersi reso disponibile a mandare il messaggio quando Boiocchi partiva dallo stadio per andare a casa», dove il leader della Curva Nord venne poi ucciso.

Da qui, secondo il collaboratore, sarebbe arrivata anche la richiesta di una quota degli introiti: «Reclamava la sua parte».

Ferdico ha poi riferito: «Dopo la finale di Champions del 2023 a Nepi non è stato dato più denaro (...) in occasione di questa finale ha ricevuto 25mila euro».

In un'altra circostanza, sempre secondo il verbale, Nepi avrebbe pronunciato una frase che gli altri componenti del direttivo avrebbero interpretato come una minaccia.

«Nepi disse che lui faceva più paura da morto che da vivo».

Beretta, Marco Ferdico e Antonio Bellocco, esponente della 'ndrangheta ucciso nel 2024 e indicato negli atti come componente del direttivo della Nord, avrebbero interpretato quelle parole «come una minaccia velata», come se Nepi avesse lasciato «uno scritto».

Le altre dichiarazioni e il riferimento alla Calabria

L'informativa contiene anche ulteriori elementi sulle dinamiche interne al gruppo.

Tra questi, alcune dichiarazioni di Beretta, che avrebbe raccontato di aver «rivelato il progetto» dell'omicidio Boiocchi ad altre due persone, Giuseppe Idà e Vincenzo Monardo, utilizzando anche il «telefono criptato» del primo.

Gli atti riportano inoltre elementi sulla «presunta appartenenza di Simoncini» alla 'ndrangheta e sul suo presunto ruolo in un omicidio avvenuto nel 2013 in Calabria.

Sono elementi che dovranno essere valutati nell'ambito del procedimento e confrontati con gli altri elementi raccolti dagli investigatori.

Nel frattempo, le dichiarazioni dei due Ferdico aggiungono nuovi tasselli alla ricostruzione dell'omicidio di Vittorio Boiocchi e, soprattutto, delle relazioni e degli equilibri che ruotavano attorno alla Curva Nord interista nel periodo precedente e successivo alla sua morte.