Si chiude con tre condanne e un'assoluzione il processo con rito abbreviato per l’agguato avvenuto nel settembre 2007 nel ristorante "L'Ekò" di Cirò Marina, nel quale perse la vita Vincenzo Pirillo, detto Cenzo, all’epoca reggente della cosca di Cirò Marina.

Il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro ha condannato Franco Cosentino, 52 anni, e Vito Castellano, 62 anni, alla pena di 30 anni di reclusione ciascuno. Per il collaboratore di giustizia Gaetano Aloe, 48 anni, è stata invece inflitta una condanna a 9 anni e 8 mesi. Assolto Martino Cariati, 46 anni.

Il procedimento nasce dall'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha ricostruito l'agguato. Secondo l'impostazione accusatoria, il delitto si inseriva nel contesto di contrapposizioni mafiose all’interno della stessa cosca.

L’agguato avvenne nel settembre del 2007 quando un commando armato fece irruzione nel ristorante, aprendo il fuoco contro le persone presenti. Oltre a Pirillo, l'azione lasciò anche diversi feriti, tra cui una bambina di 10 anni che si trovava in braccio alla vittima designata.
Le indagini, sviluppate nel corso degli anni attraverso attività investigative e le dichiarazioni fondamentali del collaboratore di giustizia Gaetano Aloe, hanno consentito agli inquirenti di delineare i presunti ruoli dei partecipanti all'agguato e di ricostruire il contesto nel quale maturò il delitto.

Secondo la ricostruzione della Dda, Martino Cariati e Vito Castellano avrebbero avuto un ruolo nell'organizzazione dell'agguato, facendosi interpreti delle direttive impartite dal boss Cataldo Marincola, già condannato all'ergastolo in primo grado come mandante dell'omicidio. Gaetano Aloe avrebbe, invece, fatto parte del gruppo di fuoco, come lui stesso ha dichiarato. Aveva accettato di uccidere, ha affermato, per vendicare la morte del padre, Nick Aloe, avvenuta nel 1987. Nel corso dell'inchiesta erano finiti sotto accusa anche altri presunti mandanti e organizzatori, tra cui gli storici esponenti del locale di 'ndrangheta di Cirò Giuseppe Farao, Silvio Farao e Giuseppe Spagnolo, cognato del collaboratore di giustizia Gaetano Aloe. Per loro, tuttavia, è arrivata l'assoluzione.