Nonostante fosse già detenuto in Puglia per una condanna nell’ambito del processo di 'ndrangheta Aemilia, Carmine Belfiore, 52 anni, di origini calabresi, avrebbe continuato a perseguitare l’ex moglie. Dalle minacce telefoniche all’invio di lettere, fino ai tentativi di screditarla presso il datore di lavoro, l’uomo non avrebbe risparmiato neppure i figli, tempestati di chiamate e videochiamate per monitorare ogni loro movimento.

I carabinieri della stazione di Casalgrande, a cui la donna si era rivolta, lo hanno denunciato per atti persecutori e accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti. La Procura di Reggio Emilia, guidata dal procuratore Calogero Gaetano Paci, ha ottenuto dal Gip una misura di custodia cautelare in carcere, eseguita dai carabinieri di Gravina di Puglia: Belfiore, che si trovava ai domiciliari dal 29 gennaio, è stato riportato in carcere.

Dalle indagini è emerso che, nonostante la detenzione e poi il regime domiciliare, l’uomo non ha mai interrotto la sua pressione psicologica sulla vittima.