Un’indagine meticolosa e senza soluzione di continuità ha permesso ai Carabinieri della Stazione di Polistena di disarticolare un’organizzazione criminale specializzata nelle truffe ai danni di anziani e persone vulnerabili. Un’operazione di rilievo, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, diretta dal dottor Emanuele Crescenti, che ha portato all’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini e una donna, arrestati tra le province di Napoli e Verona grazie alla collaborazione dei reparti territoriali dell’Arma.

L’attività investigativa prende avvio da un episodio avvenuto nel gennaio 2025 a Polistena, quando una pensionata era stata vittima della cosiddetta truffa del «finto Carabiniere». Da quel momento, i militari hanno sviluppato accertamenti approfonditi, riuscendo a portare alla luce un sistema organizzato, strutturato e altamente mobile.

Il meccanismo utilizzato era collaudato: una telefonata con la voce di un sedicente maresciallo dell’Arma che informava di un grave incidente stradale causato da un familiare della vittima. A seguire, l’intervento di un falso avvocato che richiedeva con urgenza il pagamento di una cauzione per evitare conseguenze penali. Una strategia costruita per esercitare una forte pressione psicologica, inducendo le vittime a consegnare denaro e gioielli.

Le indagini hanno consentito di attribuire al gruppo numerosi episodi analoghi, consumati non solo a Polistena ma anche nei territori di Taurianova e San Martino, per un danno economico complessivo superiore ai 75 mila euro. Un’attività criminale diffusa e sistematica che ha trovato un argine nell’azione dei Carabinieri.

Fondamentale è stata anche la ricostruzione dei ruoli all’interno dell’organizzazione. Tra gli arrestati figura una donna ritenuta elemento chiave per la logistica, incaricata del noleggio dei veicoli e della gestione degli spostamenti dalla Campania alla Calabria, consentendo al gruppo di operare con rapidità e riducendo il rischio di identificazione.

Al termine delle operazioni, i tre indagati sono stati associati alle competenti case circondariali, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

L’operazione rappresenta un segnale nella lotta a un fenomeno particolarmente odioso, perché colpisce le fasce più fragili della popolazione. Resta centrale il ruolo della prevenzione e della collaborazione tra istituzioni e cittadini: segnalare tempestivamente situazioni sospette può contribuire a contrastare queste truffe.

Il provvedimento è stato eseguito nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, per gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.