Nel dibattimento a Cosenza sentiti l’ex sindaco, Giovanni De Rose e l’ex assessore Manfredo Piazza sul tema dell’emergenza abitativa
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Mario Occhiuto, già sindaco di Cosenza
Prosegue a Cosenza il processo a carico degli esponenti del Comitato “Prendocasa”. In aula, davanti al collegio giudicante presieduto dal presidente Stefania Antico (giudici a latere Iole Vigna e Claudio Tricò), è comparso l’ex sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, oggi senatore della Repubblica nel gruppo di Forza Italia.
L’architetto ha risposto alle domande del pool difensivo ripercorrendo gli anni in cui le proteste legate all’emergenza abitativa erano costanti e, come accadeva all’epoca, tanto «chiassose». Occhiuto, sindaco dal 2011 al 2021, ha ricostruito i rapporti con le associazioni e con i movimenti auto-costituiti che portavano le istanze a Palazzo dei Bruzi. «Le disponibilità erano minori rispetto alle richieste. Abbiamo fatto incontri in prefettura e in Regione, ma anche con associazioni e movimenti auto-costituiti. Loro prospettavano situazioni d’emergenza con immigrati che vivevano in stabili. Parlavamo anche con Prendocasa, c’era una dialettica accesa anche se eravamo d’accordo sui temi. Ci siamo sempre resi disponibili a requisire immobili non occupati. C’era una simbiosi nonostante differenze politiche e procedurali, ma devo dire che si preoccupavano delle emergenze che c’erano. Non abbiamo avuto con loro momenti difficili, sebbene ci fossero occupazioni abusive. Il confronto era sempre costruttivo, il problema era solo procedurale. I loro obiettivi erano nobili».
A seguire è stato sentito Giovanni De Rose, già dirigente della Provincia di Cosenza e di Palazzo dei Bruzi. In aula ha inquadrato il tema delle competenze e dei tavoli istituzionali: «La responsabilità dell’emergenza abitativa, come noto, era ed è di competenza regionale (Aterp, ndr). Occhiuto se ne occupava dal punto di vista sociale. I ragazzi chiedevano l’autorizzazione ad occupare uno stabile vuoto ma al tempo stesso proponevano soluzioni. Ricordo una pressione per parlare con il sindaco, mai atteggiamenti violenti». E, rispondendo a una domanda del pm d’udienza, ha aggiunto: «Ci confrontavamo con Sandra Berardi e altri due ragazzi di cui non conosco il nome».
In chiusura si è svolto l’esame dibattimentale dell’ex assessore Manfredo Piazza, che ha richiamato le fasi dell’emergenza abitativa tra il 2013 e il 2014.
Le accuse contestate
Secondo la Procura di Cosenza, Ferdinando Gentile, Jessica Cosenza, Amerigo Greco, Carmelo Sergio e Simone Gugliemelli si sarebbero associati «allo scopo di commettere più delitti e segnatamente occupazioni abusive di singoli appartamenti e di interi stabili di proprietà pubblica, il furto di risorse energetiche e violenza privata». Gentile viene indicato come promotore della presunta associazione per delinquere, perché avrebbe individuato gli stabili da occupare e partecipato «a tutte le invasioni di edifici, assumendo il ruolo di leader e collocando al loro interno famiglie in precarie condizioni economiche».
A processo ci sono anche Francesco Campolongo, Vincenzo Montedoro, Sandra Berardi, Francesco Noto, Antonio Pantusa, Antonio Marino, Giuseppe Bornino, Hamza Terrika, Corrado Rosa, Pamela Manzo e Dario Altimari.
Il rito ordinario è nella fase finale: in aula, in queste settimane, vengono sentiti i testi della difesa. Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Maurizio Nucci, Alessandra Rizzuto, Pietro Sammarco, Giuseppe Lanzino, Giovanni Cadavero e Marlon Le Pera.

