«Se va avanti così, siamo costretti a chiudere». Ha 18 anni ed è uno degli agricoltori arrivati questa mattina a Falerna per partecipare alla protesta contro l’aumento dei costi di produzione. Il suo timore è quello di non riuscire a portare avanti l’attività agricola: «Non arriviamo a fine anno», dice, chiedendo un intervento sul prezzo del gasolio e un sostegno per le aziende.

La sua è una delle voci che si sono levate durante la mobilitazione, che ha interessato lo svincolo dell’A2 e, successivamente, la Statale 18. I trattori hanno bloccato temporaneamente la circolazione, mentre le forze dell’ordine hanno presidiato l’area per gestire i disagi al traffico.

A Falerna sono arrivati agricoltori dal Lametino, da Amantea e da Nocera Terinese. Il presidio è meno partecipato rispetto alle precedenti iniziative, ma le richieste restano le stesse: ridurre il peso del caro carburanti e intervenire sui costi che rendono sempre più difficile sostenere le attività agricole.

«Produciamo a cinque euro e vendiamo a tre»

Tra i manifestanti c’è anche chi denuncia la difficoltà di coprire le spese con i ricavi delle produzioni. «Produciamo a cinque euro, vendiamo a tre».

La preoccupazione riguarda soprattutto il futuro delle aziende, molte delle quali faticano a sostenere le spese necessarie per continuare a lavorare. Per questo gli agricoltori chiedono interventi sul costo del gasolio e misure che consentano di affrontare l’aumento dei costi di produzione.

A prendere parte alla protesta sono anche persone che non lavorano direttamente nel settore. Gianfranco Perri, ingegnere informatico, è arrivato a Falerna per sostenere gli agricoltori. «Sono venuto principalmente in veste di padre, perché l’esempio ai figli bisogna portarlo», spiega.

La presenza delle istituzioni e le richieste alla Regione

Al presidio hanno partecipato anche alcuni amministratori locali, tra cui i sindaci di Cleto e San Mango d’Aquino, e il consigliere regionale Giampaolo Bevilacqua.

Gli agricoltori contestano anche l’entità dei 15 milioni di euro annunciati dalla Regione Calabria per il comparto agricolo e quello dei trasporti. La somma viene giudicata insufficiente rispetto alle difficoltà segnalate dalle imprese, che chiedono risorse adeguate e provvedimenti capaci di incidere sulle spese quotidiane.

Durante la mobilitazione è stata avanzata anche la richiesta di un incontro con i prefetti, la Regione Calabria e una delegazione di sindaci. L’obiettivo è portare le istanze del settore a un tavolo istituzionale e ottenere risposte sulle misure da adottare.

Gli agricoltori annunciano intanto che la protesta proseguirà. «Siamo pronti a raggiungere anche Roma se non arriveranno risposte alle richieste avanzate».

Nuovi presidi il 16 ottobre

La mobilitazione tornerà il 16 ottobre con iniziative annunciate in quattro punti della Calabria: il porto di Gioia Tauro, l’aeroporto di Lamezia Terme, lo svincolo dell’A2 a San Marco Argentano e l’area dei depositi di carburante di Vibo Marina.

Dal 21 ottobre è prevista inoltre un’azione congiunta con gli autotrasportatori, per estendere la protesta e coinvolgere altri settori interessati dall’aumento dei costi del carburante.