Daniel D’Alessandro in aula rievoca l’omicidio di Vittorio Boiocchi e chiede scusa ai familiari: «Non lo conoscevo, avevo un rapporto con Ferdico che mi chiese di partecipare. Vidi Simoncini incerto e fui io a sparare»
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«Voglio porgere delle sincere scuse ai familiari di Vittorio Boiocchi. Marco (Marco Ferdico, ndr) mi disse che c'era la possibilità che prendessi parte a un omicidio. Non conoscevo Boiocchi. Mi chiesero di fare l'autista. Per me era un modo di guadagnare soldi facili per proseguire la mia vita fatta di eccessi. Con Marco avevo un rapporto di amicizia e senso di riconoscenza nei suoi confronti. Ero fuori dalle dinamiche della Curva e io parlavo solo con Marco». Lo ha detto in video-collegamento dal carcere di Cagliari, Daniele D'Alessandro, rendendo dichiarazioni spontanee nel processo per l'omicidio di Vittorio Boiocchi, l'ex leader della Curva Nord dell'Inter ucciso il 29 ottobre 2022 a Milano. La sera dell'omicidio «ci siamo diretti vicino al cancello d'entrata. C'è stata un momento di confusione totale. Ero molto teso e avevo tante sensazioni contrastanti. Vidi che Andrea Simoncini incerto e ho preso io in mano la situazione. Quando intuii che Boiocchi era arrivato dissi a Simoncini di scarrellare la pistola. Quando Boiocchi scese dallo scooter, mi avvicinai al palazzo e purtroppo esplosi i colpi».
Sul compenso percepito per l'omicidio D'Alessandro ha detto: «Io non andai a chiedere la somma precisa. Mi vennero date piccole somme prima dell'azione e poi 5-6 mila euro quando scesi in Calabria dopo. Sono arrivato fino alla cifra 15-16 mila euro».

