Le gole del Raganello tornano accessibili dopo anni di chiusura e sequestro giudiziario. Un luogo spettacolare e insieme tragico, diventato simbolo di una delle pagine più drammatiche della cronaca calabrese contemporanea.

«Un'altra tragedia che non doveva esserci. C'era un'allerta gialla che prevede anche esondazioni improvvise che é stata ignorata», così disse all’epoca l’ex capo della Protezione civile Angelo Borrelli.

Il dissequestro arriva a distanza di anni dalla tragedia del 20 agosto 2018, quando una violentissima piena improvvisa travolse escursionisti e guide all’interno del canyon nel territorio di Civita, nel cuore del Pollino. Quel giorno persero la vita dieci persone - nove turisti e una guida - mentre undici rimasero ferite.

Una tragedia che sconvolse l’intera Calabria e che cambiò radicalmente il modo di guardare al turismo naturalistico e al torrentismo nei canyon italiani.

Le gole vennero immediatamente sequestrate dalla magistratura nell’ambito dell’inchiesta avviata per accertare eventuali responsabilità nella gestione dell’area, nella prevenzione del rischio e nell’organizzazione delle escursioni.

Per anni quel luogo è rimasto sospeso tra memoria, dolore e giustizia. Un canyon di straordinaria bellezza naturale trasformato improvvisamente in scena di morte e paura.

Secondo le ricostruzioni processuali, l’ondata di piena fu generata da un “flash flood”, una piena lampo provocata da un violento temporale abbattutosi a monte della catena montuosa del Pollino. In pochi minuti l’acqua invase le strette gole travolgendo i gruppi presenti all’interno del canyon senza lasciare vie di fuga.

Nel processo di primo grado celebrato al Tribunale di Castrovillari, i giudici hanno recentemente condannato l’ex sindaco di Civita Alessandro Tocci a quattro anni e un mese di reclusione e Giovanni Vangieri a tre anni e cinque mesi, assolvendo invece altri imputati.

Le difese hanno sempre sostenuto la natura eccezionale e imprevedibile dell’evento meteorologico, mentre l’accusa ha contestato omissioni nella gestione della sicurezza e nell’accesso all’area nonostante le condizioni di rischio.

Ora il dissequestro segna un passaggio importante, non soltanto sul piano amministrativo e turistico, ma anche simbolico. Per Civita e per il Pollino significa tentare di riaprire una ferita rimasta per anni sotto il peso del dolore, delle inchieste e del silenzio.