Tiziana Iaria «si qualificava come psicologa alle persone che le si rivolgevano». Che erano «peraltro particolarmente fragili poiché vittime di abusi, fornendo supporto psicologico senza alcuna effettiva specializzazione o formazione professionale promanante dai titoli di cui era sprovvista». D’altra parte, secondo il gip Cristina Foti, Iaria «ha potuto svolgere abusivamente la professione di psicologa e psicoterapeuta proprio servendosi del Centro Antiviolenza Margherita di cui ella è presidente». Il centro è stato sequestrato dalla polizia di stato: dal decreto che dispone il provvedimento emergono dettagli sull’attività da “psicologa” della donna iscritta nel registro degli indagati.

L’inchiesta ha fatto luce su quelle che gli inquirenti ritengono anomalie dell’associazione. A partire dalla professione di psicologa che l’indagata esercitava senza essere iscritta all’albo, prescrivendo farmaci e facendosi pagare.

Un’attività che il gip riassume così: «In tale contesto, la Iaria non solo si è arricchita percependo appositi compensi per l'attività svolta, ma soprattutto si è anche spinta a prescrivere farmaci alle pazienti, senza curarsi affatto delle gravi conseguenze alle quali le avrebbe esposte, essendo priva di qualsiasi tipo di abilitazione».

Proprio grazie al Centro che dirigeva l’indagata sarebbe «riuscita a perpetrare il reato e, in particolare, ad aggravarne il disvalore per averlo compiuto non già in maniera puramente occasionale, bensì in via assidua e continuativa, arricchendosi ai danni delle povere vittime - già seriamente provate dagli abusi subiti - le quali necessitavano, invece, di un assistenza corretta, adeguata e specializzata e non già meramente improvvisata».
Nel decreto sono riportate testimonianze del presunto caso di esercizio della professione. V. L., che in passato ha lavorato per l’associazione, dice: «Seppur non era iscritta all’albo degli psicologi, teneva nel suo studio delle sedute con dei pazienti a cui si presentava come psicologa e a cui rilasciava a fine colloquio delle ricevute che però non venivano mai caricate come fatture. Quando talvolta i suoi clienti, che spesso erano vittime di maltrattamenti e violenze, si recavano dagli assistenti sociali e menzionavano la Iaria come loro psicologa di fiducia, lei ai servizi sociali, per non avere problemi, specificava che non era psicologa ma sentiva quelle persone nell’ambito di uno sportello di ascolto». La testimone va oltre e ricorda un caso in cui Iaria, «avendo conoscenza dei miei problemi di ansia e depressione, senza averne alcun titolo insisteva per farmi prendere dei farmaci senza nemmeno dirmi cosa fossero ma io mi rifiutavo di farlo».

La squadra mobile ha trovato anche i versamenti che l’indagata riceveva sui suoi conti correnti «a titolo di corrispettivo per le prestazioni rese in qualità di psicologa». Nelle carte dell’inchiesta compaiono rimborsi spese tra 200 e 250 euro per consulenze psicologiche e dall’analisi del cellulare di Iaria «si riscontrava un’immagine ritraente un timbro sul quale erano indicati i dati e i recapiti di Tiziana Iaria, qualificatasi come “psicologa cognitiva e comportamentale”».

Ci sono anche dei file audio nei quali la donna si presenterebbe come psicologa e psicoterapeuta.

Nel fascicolo sono finiti pure gli atti di un procedimento giudiziario relativo alla nomina di un amministratore di sostegno a favore di una signora dei cui beni Tiziana Iaria risulta «amministratrice di fatto senza alcuna nomina». «Le indagini hanno permesso di accertare – scrive il gip nel decreto sequestro – anche una gestione torbida dei beni patrimoniali riferibili alla Iaria e al Centro Margherita».

Il sequestro dell’associazione antiviolenza, quindi, si è reso «necessario e indispensabile» perché, a parere del gip, «appare altamente probabile che l’indagata persista nel reato servendosi del Centro».