Mamma Anna ci accoglie nella sua nuova casa al centro di Vibo dove si è trasferita con le figlie e il marito dopo la tragedia che un anno fa ha spezzato la vita di suo figlio Raffaele Sicari, il 26enne originario di San Pietro, frazione di Vibo Valentia, morto a seguito di un incidente sul lavoro a Siracusa.
La vecchia abitazione è chiusa da allora. «Non sono più riuscita a tornarci – confida la madre –. La sua cameretta è rimasta così come l’ha lasciata».

Anna ha 44 anni. Raffaele lo ha avuto a 18. «Siamo cresciuti insieme», dice con un filo di voce: «Era un ragazzo splendido. Non perché lo dice la mamma. Lo dice chiunque l’abbia conosciuto. Amava la sua famiglia, amava le sue sorelle. E amava il suo lavoro», racconta la donna. «Era uno chef, diplomato all'alberghiero. Lavorava da quando aveva 13 anni, la cucina era la sua vera passione». Poi, la scelta di cambiare: «Lavorando nei ristoranti non aveva tempo per sé. Così era entrato in una ditta. Lì è rimasto per due anni, fino a quel maledetto giorno».

Raffaele si trovava su un cestello elevatore per alcuni lavori di manutenzione. «Era in alto, stava cambiando una lampadina», spiega la madre. «All'improvviso è passato un camion. L'autista ha urtato il sollevatore. Mio figlio è precipitato giù, l'impatto è stato devastante».

Il trasporto d’urgenza in ospedale, il cuore che si ferma, la corsa disperata dei familiari da Vibo verso la Sicilia. «Siamo arrivati a Siracusa verso le 18, lui era ancora in sala operatoria. I medici ci hanno detto subito di aspettarci il peggio». Raffaele ha lottato tra la vita e la morte per tre giorni in rianimazione. Il 14 febbraio, giorno di San Valentino, il cuore del giovane ha smesso di battere.

Oggi, mamma Anna chiede solo una cosa: giustizia. «Le indagini sono in corso, ma vanno a rilento - dice - Raffaele non voleva lussi, voleva solo vivere, sposarsi, farsi una famiglia. Quel giorno hanno portato via lui e tutti i suoi sogni».

Da due mesi Anna è diventata nonna: «Mia nipote si chiama Raffaella, come lo zio. È una gioia, certo. Ma il dolore resta. Da quel giorno una parte di me è andata via con lui. Ho perso tutto», sussurra Anna. «Però continuerò a lottare per mio figlio».