«Non era un caso noto ai servizi sociali». Così l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Catanzaro, Nunzio Belcaro, interviene per dissipare ogni dubbio sulla tragedia che nella giornata di ieri ha sconvolto la città. Anna Democrito, 46enne di Catanzaro, si è gettata dal terzo piano della sua abitazione in via Umberto Zanotti Bianco, insieme ai suoi tre figli, due dei quali deceduti a seguito della caduta.

La figlia maggiore si trova al momento ricoverata in rianimazione in gravi condizioni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna da tempo soffriva di problemi psichici, acuiti nell’ultimo periodo da una depressione post partum.

L’assessore comunale con delega alle politiche sociali però spiega che la famiglia non era mai finita all’attenzione dei servizi sociali. «Non abbiamo alcun riscontro di persona presa in carico» – evidenzia Belcaro che conferma la piena disponibilità degli uffici comunali ad eventuali accertamenti di natura investigativa da parte della Procura. 

«Non era una persona nota» sottolinea ancora. Spiega che la donna non era mai stata presa in carico dai servizi sociali. Sul caso specifico aggiunge che «c’è sconcerto e dolore infinito. Come cittadini e come amministratori ci si sente disarmati di fronte a tanto dolore. È questo il momento del silenzio e del cordoglio. Storie come queste inducono necessariamente ad una riflessione profonda sulla società, ma questo è il momento del rispetto nei confronti delle vittime di questa tragedia. Mi unisco al cordoglio e al dolore dei familiari».

Lutto cittadino a Catanzaro

Nel frattempo il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, ha annunciato che sarà proclamato il lutto cittadino nel giorno dei funerali. «È difficile commentare una tragedia del genere per certi versi resa ancora più enorme dalla mancanza di segnali che potessero in qualche modo lasciarla presagire» ha dichiarato il primo cittadino.

«Si tratta di una famiglia normale che vive in un quartiere normale – ha evidenziato -. Due coniugi che lavoravano, con tre figli. C'era evidentemente un disagio pregresso, da quello che capiamo accentuatosi negli ultimi mesi. Era un disagio che restava invisibile ai più e questo forse ci deve spingere a riflettere su quanta difficoltà, quanto disagio, forse anche quanta solitudine attraversa i nostri tempi e le nostre città».

«Non è questo però il tempo né delle analisi sociologiche né di tante parole, si tratta adesso di stare vicini a quello che resterà di questa famiglia. Noi non possiamo che augurarci che la piccola Maria Luce ce la faccia e poi dovremmo stare vicino al padre e stringerci ancora una volta come amministrazione ma soprattutto come comunità, intorno a persone che oggi si trovano ad affrontare un dolore enorme e faremo la nostra parte per quello che potremo».