«È una condanna ingiusta, inqualificabile, immorale, e lo dico da uomo dello Stato. Ma lo accetto. Mi sento il "Tortora” dei sindaci». Così, all'Adnkronos, Alessandro Tocci, primo cittadino di Civita, il borgo del Cosentino che, ad agosto 2018, fu teatro della tragedia in cui, a causa di un'ondata di piena, dieci persone persero la vita durante un'escursione nelle Gole del Raganello. Oggi, per quei fatti, Tocci è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Castrovillari alla pena di quattro anni e un mese.

«Sono rimasto solo in questi otto anni. Tutti se ne sono lavati le mani. Mi domando come mai, quando il pm, le parti civili e gli avvocati degli imputati hanno chiesto fortemente un confronto tra i ctu e, soprattutto, quando i miei avvocati hanno chiesto la super perizia, la loro richiesta non è stata accolta. Questa è la domanda che si dovrebbe porre chi ha deciso la mia condanna», incalza Tocci, che ha poi aggiunto: «Io sono innocente, mi sento innocente, lo sono anche altri? Questo processo non si sarebbe dovuto fare, perché hanno giocato a ribasso, mettendo dentro chi aveva meno responsabilità rispetto ai piani più alti. Fior di professionisti, tra cui l'ex capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, il professore Fiorentino, hanno parlato tutti di “evento eccezionale". È stato, invece, deciso che si è trattato di evento naturale, quindi ogni 15 mesi ci dovremmo aspettare l'evento che è successo il 20 agosto 2018», ha ribadito il sindaco.

«Dispiace dirlo, da uomo che si sente legato allo Stato e che ha sempre vissuto a difesa del proprio Comune: oggi mi sento vilipeso, mi sento aggredito e sento il dovere di difendere la mia dignità, la mia onestà e, soprattutto, difendere la mia famiglia, che in tutti questi anni è stata veramente devastata», ha concluso.