La Corte d’Appello di Catanzaro conferma l’esito del primo grado sulla vicenda del 2017. Dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per le accuse di calunnia e resistenza a pubblico ufficiale
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La Corte d’Appello di Catanzaro, Seconda sezione, ha rigettato l’appello proposto dalla Procura contro l’assoluzione di Giuseppe Antonio Accorinti, alias Peppone, di Zungri, difeso dall’avvocato Elisabetta Ascone del Foro di Roma, e di Domenico Pantaleone Timpano, di Rombiolo, assistito dall’avvocato Francesco Schimio, dall’accusa di tentato omicidio nei confronti di due carabinieri.
I fatti risalgono al 4 aprile 2017 e sono legati a un posto di controllo dei carabinieri e al successivo inseguimento lungo le strade dell’altopiano del Poro, nel Vibonese.
L’inseguimento sull’altopiano del Poro
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Timpano si trovava alla guida dell’auto sulla quale viaggiava Accorinti e non si sarebbe fermato all’alt intimato dalla pattuglia. I due, sempre secondo l’accusa, avrebbero forzato il posto di blocco rischiando di investire uno dei militari del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Tropea.
Da lì era nato un inseguimento durato circa due chilometri. Nel corso della corsa i militari avevano esploso alcuni colpi di pistola in aria, con l’obiettivo di dissuadere i due e indurli a fermarsi. Una volta bloccata l’auto, era iniziata la fuga a piedi nelle campagne circostanti. Accorinti era stato fermato dopo l’esplosione di un ulteriore colpo in aria, mentre Timpano era stato rintracciato successivamente.
La decisione della Corte d’Appello
In primo grado era stata esclusa l’accusa di tentato omicidio. Accorinti e Timpano erano invece stati condannati a tre anni di reclusione per calunnia e resistenza a pubblico ufficiale. La contestazione di calunnia riguardava l’accusa rivolta ai carabinieri, pur sapendoli innocenti, di avere attentato alla loro vita sparando colpi d’arma da fuoco.
Su questi ultimi reati, la Corte d’Appello ha ora dichiarato di non doversi procedere per intervenuta prescrizione.
Il procuratore generale aveva chiesto l’accoglimento dell’appello contro l’assoluzione dall’accusa di tentato omicidio, richiamando le pene chieste in primo grado, pari rispettivamente a 18 e 15 anni di reclusione. Le difese hanno invece insistito per il rigetto dell’impugnazione, sostenendo che «la sentenza di prime cure ha correttamente escluso l’animus necandi in capo agli imputati».
La Corte d’Appello di Catanzaro ha quindi rigettato l’appello della Procura, confermando l’assoluzione di Accorinti e Timpano dall’accusa di tentato omicidio.

