«La cosiddetta Brattea di Siderno è l’effige più datata, risalente al periodo compreso tra il VI e il VII sec. d.C., ma non è però l’unica. Un’altra più tarda è quella di Tiriolo, esposta a Catanzaro», spiega Elena Trunfio, direttrice del Museo e Parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri e del parco Archeoderi di Bova Marina
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A sinistra la Madonna in trono col Bambino nell'atto di ricevere il dono dai Magi che incedono da destra, l'uno dietro l'altro. In alto l'angelo e la cometa. Un motivo ispirato alla natura incornicia la scena. Sotto anche la Natività in miniatura. Ecco una prima e preziosa testimonianza iconografica di due momenti evangelici fondativi del Cristianesimo.
Una raffigurazione, nell’arte antica, della visita dei re Magi a Gesù in Betlemme ancora fruibile ai giorni nostri attraverso la preziosa brattea databile tra il VI e il VII sec. d.C. esposta nel Museo e Parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri.
Nel mondo religioso greco l’Epifania, come da etimologia, richiamava l’essenza della manifestazione della divinità che nel mondo cristiano divenne la celebrazione delle principali occasioni in cui la divinità di Gesù Cristo (battesimo nel Giordano, adorazione dei Magi e Primo miracolo) si rese visibile. L’Epifania nella Chiesa occidentale, e nella tradizione popolare, richiama oggi la venuta e l’adorazione dei Magi ricadente il 6 gennaio con l’Epifania che, dopo il Capodanno, “tutte le feste porta via”.
La scena dell’adorazione dei Magi
«Datata tra il VI e il VII sec. d.C. la brattea con l'Adorazione del Magi (cosiddetta Brattea di Siderno), è ad oggi la rappresentazione più antica dell'Adorazione dei Magi. Si tratta -spiega Elena Trunfio, direttrice del Museo e Parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri e del parco Archeoderi di Bova Marina - di una laminetta in oro a sbalzo, decorata a foglia, di diametro 5.5 cm, attualmente esposta all'interno del Complesso museale del Casino Macrì, entro il parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri. L'iconografia rappresenta la scena dell'adorazione dei Magi al bambino Gesù. Entro un fregio rotondo si individuano a destra le figure dei tre Magi, mentre a sinistra è rappresentata la Madonna Assunta in trono che sorregge il bambinello. La scena è coronata dalla presenza di un angelo alato».
L’antica effige su sottile lamina d’oro, che nella consuetudine avrebbe potuto essere anche d’argento o di elettro, usata anche per rivestire statue, pareti, soffitti, mobili e stoffe e diffusa nell’arte cretese-micenea fino a quella dell’alto Medioevo, deve l’altra denominazione di Brattea di Siderno con cui è conosciuta al contesto di rinvenimento.
La Brattea di Siderno
«Nel 1886, durante dei lavori agricoli, emerse da un fondo di proprietà della famiglia De Mojà, nell'attuale comprensorio di Siderno. La laminetta era applicata ad una scatola lignea (forse un reliquiario) che si dissolse al contatto con l'aria al momento del ritrovamento», spiega ancora Elena Trunfio, direttrice del Museo e Parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri e del parco Archeoderi di Bova Marina.
Quella esposta a Locri, che sarà per altro visitabile anche oggi, in occasione dell’apertura straordinaria del Museo e del Parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri con orario continuato, dalle ore 9 alle 20, è la più antica ma non è l’unica rivenuta in Calabria. Quella di Tiriolo, meno elaborata, non raffigura anche la Natività.
La più antica rappresentazione ma non l'unica in Calabria
«Della medesima tipologia esiste un'analoga rappresentazione, la cosiddetta Brattea di Tiriolo, esposta a Catanzaro. Quest'ultima tuttavia è più tarda (VIII-IX sec) e presenta uno stile più lineare, privo dei fregi decorativi dell'esempio di Siderno. Per questa manifattura e per datazione è quindi un esempio eccezionale nel panorama delle bratteate altomedievali. Rispetto la sua funzione, era abbastanza frequente trovare queste decorazioni su oggetti di uso sacro e rituale, o come nel caso della Brattea di Siderno, utilizzata a decorare una scatoletta che doveva contenere un oggetto prezioso o una reliquia», conclude Elena Trunfio, direttrice del Museo e Parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri e del parco Archeoderi di Bova Marina.

