Negli splendidi spazi del Museo dei Brettii e degli Enotri, si è svolto un evento che ha superato la dimensione del semplice concerto per assumere i tratti di una dichiarazione pubblica di senso, senso inteso come forma di identità civile. L’iniziativa promossa da Civica Amica ha saputo coniugare musica, memoria e impegno civile, inscrivendosi con naturalezza in quella tradizione europea in cui la cultura non è ornamento, ma infrastruttura morale della città, in cui la musica non è arte, ma è appartenenza e collante sociale.

La serata è stata resa possibile dal dono prezioso di Giusy Caruso, artista di raffinata statura internazionale, che dopo la formazione a Cosenza ha trovato piena affermazione in contesti di alto respiro. Offrire una sua esibizione a sostegno della causa di Civica Amica, che ricordiamo ha come obiettivo la riapertura ed il pieno funzionamento della storica Biblioteca Civica di Cosenza, non è stato solo un gesto di generosità, ma ha rappresentato unavera e propria presa di posizione culturale/valoriale: riaffermare che la musica, come il libro, come l’arte in generale è una forma di bene comune.

Civica Amica ha voluto conferire ulteriore valore simbolico alla serata inaugurando, proprio attraverso questo concerto, la propria attività culturale per il 2026. La scelta di legare l’evento alla memoria di due grandi autori del Novecento, interpretati con straordinaria sensibilità esecutiva e virtuosismo pianistico, ha trasformato l’ascolto in un esercizio di consapevolezza storica: la tastiera come luogo di confronto tra passato e presente, tra rigore formale e inquietudine moderna.

Non meno significativa è stata la prima presenza ufficiale di Civica Amica nel cartellone di “Aperinchiostro”, come ha sottolineato il consigliere comunale Antonietta Cozza, che ha attivamente collaborato alla realizzazione dell’evento. Un debutto che ha il sapore dell’inizio: non solo di una stagione culturale, ma anche dell’apertura del tesseramento, unica vera risorsa dell’associazione, come ha ricordato con chiarezza Gilda De Caro. In tempi di riflusso morale e disimpegno strutturale nella cultura pubblica, il sostegno diretto dei cittadini diventa più imporrante che mai, perché è esso stesso un atto politico.

In questo quadro, la biblioteca emerge non come semplice edificio, ma come forma di resistenza civile. Una biblioteca aperta è uno spazio che sottrae tempo all’inerzia, che educa alla complessità, che rende la città meno vulnerabile alla semplificazione e all’oblio. Yukio Mishima scriveva che la cultura è ciò che resta quando tutto il resto vacilla: una frase che oggi suona come un monito. Difendere una biblioteca significa difendere la possibilità stessa di una coscienza critica collettiva.

L’aria di ascolto che circonda Civica Amica si sta ampliando, così come cresce una più vasta opinione pubblica sempre più consapevole che la riapertura della Biblioteca Civica non è una battaglia di nicchia, ma una missione di dignità per Cosenza. La serata del 4 gennaio lo ha dimostrato con evidenza: quando la musica incontra la responsabilità civile, la cultura smette di essere evento e torna a essere destino condiviso.