Dalla giovinezza segnata dall’abbraccio di Garibaldi alle battaglie per divorzio, istruzione e lavoro, la scrittrice e conferenziera di origini calabresi portò avanti per tutta la vita un personale “risorgimento femminile”, fedele ai valori mazziniani e al sogno di una società più giusta per le donne
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La donna della quale voglio raccontarvi ha avuto una vita intensa, già dai sette anni, a cominciare dall’abbraccio di Garibaldi grazie a suo padre Demetrio, di origine calabrese, riparato dopo i moti del ’48 in Belgio - dove lei nacque. Cresciuta in pieno fermento risorgimentale, Fanny Salazar torna in Italia nel 1860 e a quindici anni sposa un uomo molto più grande di lei, Giuseppe Zampini, da cui avrà tre figli. Si separa. Scrive romanzi, collabora a riviste, partecipa a conferenze. Però è sempre oppressa da problemi di natura economica.
Tutto il suo impegno nelle grandi battaglie sociali del tempo riguarda il divorzio, il diritto di voto, il lavoro delle donne, l’istruzione, finanche l’educazione sessuale. Insomma, in due parole: questione femminile. In una sola parola: emancipazione!
In Antiche lotte, speranze nuove, il diario della sua infanzia felice, narra le spinte provenienti non solo dal padre, patriota liberale, ma anche dalla madre, Dora MacNamara Calcutt, nobile irlandese, intellettuale e scrittrice.
La fatica che fanno le donne a sconfinare dagli stereotipi loro imposti, Fanny lo racconta in Cavalieri moderni. Lo sa bene lei, sposa bambina. Eppure, dopo la separazione riesce a crearsi una propria vita, insegna, traduce, viaggia per conferenze, e soprattutto scrive. Si barcamena fra gli ostacoli che impediscono ad una donna sola e libera di realizzare se stessa.
Già nel suo primo libro, del 1886, Uno sguardo all’avvenire della donna in Italia, dava utili suggerimenti per l’educazione e l’occupazione femminile. Ieri davanti ad un pubblico numeroso, nel quale l’eterno femminino, rappresentato da molte eleganti Signore, era in assoluta maggioranza, la Signora Fanny Zampini Salazar… espose con vivacità di parole e calore di convincimento le funeste conseguenze delle convenzionalità di ogni natura che intralciano e impediscono l’elevazione generale della donna tra noi.
Il suo, un vero e proprio risorgimento femminile. Un programma di riforme sociali ed economiche seguendo il modello anglosassone, un rinnovamento morale che non raggiunse mai la radicalità di molte altre attiviste del tempo, come la Mozzoni, perché lei seguiva idee mazziniane. Anche senza reclamare il voto politico, la donna può sempre rendersi utile al paese e non permettere che si abbia dubbio alcuno del suo patriottismo. Per lei era decisamente più importante il discorso educativo, lavorativo, legislativo. Io intendo di appoggiare e sostenere, in piena coscienza, con la forza della più profonda convinzione di bene, la legge sul Divorzio e quella, anche più importante, sulla ricerca di paternità. Passate queste due leggi, l’Italia avrà in esse un elemento onnipossente di morale sociale.
La sua era una rivoluzione di idee, di parole, a cominciare dalla relazione in inglese, Woman in Modern Italy, che inviò ai congressi femminili in America, nel 1893, e che riscontrò ampi consensi.
Il suo legame con la Calabria fu sempre vivo: si recò a Reggio per tenere conferenze e nel 1905 scrisse un breve saggio, Sulle dame di Calabria, in cui difendeva le virtù morali delle donne calabresi nelle quali si riconosceva per le origini paterne. Voleva smentire il falso mito della condizione retrograda rispetto alle consorelle delle province italiane maggiormente progredite, in questo caso esagerando, forse, perché lontana dalla vera realtà. Accettò di scrivere la prefazione di un saggio, L’origine del canto popolare in Calabria. - oggi introvabile - di una sua alunna del Magistero, Ida Pia Tucci di Cosenza.
Due opere la ritraggono: una Fanny della giovinezza e una della maturità. Nella pinacoteca di Reggio Calabria è conservato un suo ritratto - di Vincenzo Jerace - dal volto intenso e incisivo, un’espressione assorta, concentrata su se stessa, mentre nella Biblioteca Nazionale Braidense di Milano si trova una Fanny dal volto più pacato, con i capelli bianchi - realizzato da Emilio Sommariva.
Un arco temporale durante il quale ha vissuto consapevolmente la sua esistenza, con coerenza, con fedeltà ai valori nei quali era stata educata e nei quali credeva fermamente, Fanny Salazar. È stata fra le prime, in Italia, a battersi per migliorare le condizioni delle donne e lo ha fatto dall’età postunitaria fino a quella fascista, partendo dalla sua personale esperienza.
Lola, una delle protagoniste di Cavalieri moderni, che non ha nessuna intenzione di finire in una casa di bambola, dirà al suo interlocutore: Tappate in casa, all’ordine de’ padri prima, de’ mariti e fratelli poi, e finalmente de’ figliuoli o nipoti, senza mai, in alcun’epoca della vita appartenere a sé stesse, senza avere il dritto a una personalità propria, senza idee, né opinioni, né volontà… Ma le pare? Le sembra giusto?
No. Non ci pare. No. Non ci sembra giusto.