Prima di Cannes c’erano i lavori di ogni giorno. Prima della Palma d’Oro, le giornate passate a cercare un modo per mantenersi e le occasioni inseguite sui set cinematografici. Cameriere, idraulico, macellaio, elettricista: Marcello Fonte ha fatto di tutto, mentre coltivava un sogno che sembrava lontano, quello di diventare attore.

«Mi arrangiavo come potevo», racconta al Corriere della Sera. Ma dentro quella necessità c’era già una direzione precisa: riuscire a entrare, in qualche modo, nei luoghi dove si faceva cinema. Non ancora per lavorare davvero davanti alla macchina da presa, ma per guardare, osservare, imparare.

Era il suo modo di studiare. «Il mio obiettivo era quello di imbucarmi sui vari set dove giravano film, per spiare, per imparare a fare l’attore: mi sono sempre nutrito di cinema».

Anni dopo, quel ragazzo che cercava di rubare con gli occhi i segreti del mestiere sarebbe arrivato fino alla Palma d’Oro al Festival di Cannes, conquistata nel 2018 come miglior attore per Dogman di Matteo Garrone.

Dai lavori alla ricerca di un posto nel cinema

La storia di Fonte è quella di un percorso costruito senza scorciatoie. Nato in Calabria, nel quartiere di Archi a Reggio Calabria, ha trovato proprio lì le prime occasioni per alimentare la propria fantasia.

La musica è stata una delle prime strade. Suonava il rullante nella banda del paese insieme agli amici, partecipando alle feste patronali. Poi la chiamata del fratello, che viveva a Roma e partecipava a uno spettacolo teatrale nel quale serviva un musicista.

Dovevano essere soltanto tre giorni nella Capitale. Furono invece l’inizio di una nuova vita.

A Roma, però, il cinema non significava ancora successo. Fonte doveva mantenersi e, così, si arrangiava. «Tagliavo perfino i capelli a chi voleva farseli tagliare per strada», ricorda.

Nel frattempo continuava a cercare un varco nel mondo dello spettacolo. Le prime furono comparse e sostituzioni, poi arrivarono ruoli sempre più importanti. Un passaggio decisivo fu Corpo celeste di Alice Rohrwacher, da cui iniziò una fase diversa del suo percorso professionale.

Il cinema che aveva inseguito quasi di nascosto cominciava finalmente a diventare un mestiere.

La svolta di Dogman

La consacrazione arriva con Matteo Garrone. Fonte viene scelto per Dogman anche grazie al suggerimento di Elio Germano, suo amico, che indica al regista proprio lui per il ruolo.

Il provino cambia tutto.

Nel film interpreta un uomo mite, fragile, quasi infantile nel suo modo di guardare il mondo, che dopo avere subito soprusi e violenze arriva a compiere un omicidio efferato.

È un personaggio complesso, lontano dalla rappresentazione stereotipata del criminale e costruito attraverso una recitazione fatta soprattutto di sguardi, esitazioni e silenzi.

Per Fonte è la svolta definitiva: nel 2018 arriva la Palma d’Oro come miglior attore a Cannes.

Dai set sui quali cercava di imbucarsi per imparare il mestiere, alla ribalta internazionale. Un percorso apparentemente impossibile, costruito invece attraverso anni di sacrifici, lavori diversi e occasioni inseguite con ostinazione.

«Il cinema e l’arte mi hanno salvato»

Adesso quel percorso torna idealmente in Calabria.

Questa sera Marcello Fonte sarà ad Acri, in provincia di Cosenza, come ospite d’onore della rassegna Cineincontriamoci, organizzata da Mattia Scaramuzzo. Per lui ci sarà un premio alla carriera.

Un riconoscimento che assume un significato particolare proprio perché arriva nella terra da cui tutto è partito.

«Sono contentissimo perché per me tutto è iniziato nel quartiere di Archi a Reggio Calabria», racconta l’attore, ricordando quegli anni in cui la fantasia rappresentava già una forma di fuga e di costruzione del futuro.

E proprio al cinema attribuisce un ruolo che va oltre il semplice mestiere: «Il cinema e l’arte mi hanno salvato, un antidoto contro le mafie».

È una frase che racchiude il senso più profondo della sua storia. Perché il riscatto di Fonte non è soltanto quello di un attore arrivato alla Palma d’Oro partendo da lontano. È anche il racconto di un ragazzo che ha trovato nell’immaginazione una possibilità diversa, trasformando la curiosità per il cinema in una professione e poi in una consacrazione internazionale.

La lezione del viaggio

Fonte non racconta il successo come un punto d’arrivo. Quando gli viene chiesto di descrivere il proprio percorso, sceglie piuttosto l’immagine di un viaggio.

«È come fare un viaggio, dove non è importante l’arrivo, ma il percorso, passo dopo passo».

È forse la chiave più autentica per leggere la sua vicenda. Perché tra Archi e Cannes non c'è stata una scorciatoia: ci sono stati lavori diversi, porte cercate, set osservati, piccoli ruoli, anni di gavetta e la capacità di continuare a credere in qualcosa che ancora non aveva preso forma.

Ad Acri, il premio alla carriera celebrerà il risultato. Ma dietro quel riconoscimento resterà soprattutto la storia del percorso: quella di un uomo che ha cominciato cercando di sopravvivere con mille mestieri e che, senza mai smettere di nutrirsi di cinema, è riuscito a trasformare il sogno di fare l’attore in una delle più importanti consacrazioni del cinema internazionale.