Presente alla manifestazione, il cardiochirurgo parla di prevenzione, tecnologia e cura: «La medicina non può limitarsi alla diagnosi e alla prestazione: deve comprendere il paziente nella sua globalità»
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È stato uno degli ospiti di maggiore prestigio della XV edizione del Premio Caccuri. Il professor Massimo Massetti, luminare della cardiochirurgia italiana, ha portato sul palco della manifestazione calabrese non soltanto la straordinaria autorevolezza dello scienziato e del chirurgo, ma anche una visione profondamente umana della medicina.
Direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e dell’Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia del Policlinico Gemelli di Roma, Massetti è professore ordinario di Cardiochirurgia e autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche. Il suo percorso professionale è fortemente caratterizzato dalla ricerca clinica e da un modello di cura centrato sulle esigenze del paziente.
A Caccuri, intervistato sul palco da Cataldo Calabretta, il Professore ha raccontato il cuore attraverso le pagine di Sua Maestà il cuore. Istruzioni per l’uso del motore della vita: prevenzione, idraulica e sentimenti, scritto insieme ad Alfonso Dell’Erario.
Un libro che, come è emerso nel corso della conversazione, non vuole essere soltanto un manuale divulgativo sul funzionamento dell’apparato cardiovascolare. È piuttosto un viaggio nella storia della medicina, nella prevenzione, nell’alimentazione, nell’attività fisica, nell’invecchiamento e soprattutto nel rapporto tra cuore ed emozioni.
«Il cuore non può essere considerato soltanto come una macchina biologica», è stato il filo conduttore del ragionamento di Massetti. Dietro ogni cuore c’è infatti una persona, con la propria storia, le proprie fragilità, i propri affetti e il proprio modo di vivere la malattia.
È qui che la competenza del cardiochirurgo incontra la sensibilità dell’uomo di scienza.
Nel dialogo con Calabretta si è parlato anche dell’evoluzione straordinaria della cardiochirurgia. Una rivoluzione scientifica che ha trasformato radicalmente la prognosi di patologie che, fino a pochi decenni fa, potevano apparire quasi inesorabili. Ma proprio il progresso della tecnologia, secondo la prospettiva proposta da Massetti, impone una domanda: quanto più la medicina diventa sofisticata, tanto più deve essere capace di non perdere il rapporto umano con il paziente.
Il Professore ha insistito sul valore dell’ascolto. La medicina, è emerso, non può limitarsi alla diagnosi e alla prestazione: deve comprendere la persona nella sua globalità. È una concezione che trova un’espressione concreta anche nel lavoro svolto da Massetti attraverso la Fondazione Dignitas Curae, impegnata nella promozione di un modello di cura centrato sulla persona e sulla continuità assistenziale.
Particolarmente significativo anche il passaggio dedicato alla prevenzione. Alimentazione, movimento, riposo, gestione dello stress e stili di vita diventano elementi fondamentali di una strategia che non deve cominciare quando il cuore presenta già un problema, ma molto prima.
Nel libro, del resto, compaiono capitoli dedicati proprio alla genetica, al cibo, alla serenità, al riposo, all’esercizio fisico e all’invecchiamento. Una prospettiva che sposta l’attenzione dalla semplice cura della malattia alla responsabilità quotidiana verso la propria salute.
E poi le emozioni.
Perché anche questo è Sua Maestà il cuore: il tentativo di comprendere quanto il nostro mondo interiore possa dialogare con il nostro corpo. Il cuore che accelera, che rallenta, che risente dello stress e delle emozioni diventa così il punto di incontro tra la dimensione biologica e quella più intimamente umana.
Ma il colloquio di Caccuri ha affrontato anche una questione più ampia: il futuro della sanità.
Massetti ha sottolineato la necessità di ripensare i modelli organizzativi mettendo realmente al centro il paziente. Un orientamento che il Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Gemelli sta sperimentando attraverso un modello multidisciplinare e “patient-centered”, con l’obiettivo di integrare competenze e percorsi di cura.
La tecnologia, dunque, non come sostituto dell’uomo, ma come strumento al servizio dell’uomo. Anche guardando al futuro, quando il monitoraggio cardiovascolare sarà sempre più sofisticato e capace di anticipare i segnali di rischio, resterà centrale una domanda: chi si prende cura della persona che riceve quei segnali?
È stato questo, probabilmente, il passaggio più significativo dell’incontro: la consapevolezza che il futuro della medicina non si misurerà soltanto nella capacità di intervenire sempre più efficacemente sul corpo, ma anche nella capacità di restituire centralità alla persona.
A conclusione del dialogo, Calabretta ha portato il Professore su un terreno più personale, chiedendogli quale insegnamento gli abbia lasciato una vita trascorsa a confrontarsi con il cuore degli altri.
E la risposta, al di là della dimensione strettamente professionale, ha restituito il senso più profondo dell’incontro: dopo migliaia di cuori studiati e operati, il cuore continua a rappresentare per Massetti una straordinaria lezione di vita.
Il pubblico di Caccuri ha così incontrato non soltanto un grande cardiochirurgo, ma uno scienziato capace di tenere insieme rigore e sensibilità, innovazione e umanità, ricerca e responsabilità sociale.
Un ospite di grande prestigio per il Premio Caccuri, capace di trasformare una conversazione sul cuore in una riflessione molto più ampia sull’uomo e sul valore della cura.
Perché, in fondo, il messaggio emerso dal palco di Caccuri è semplice quanto potente: curare un cuore significa salvare un organo. Prendersi cura di chi quel cuore lo porta dentro significa salvare una persona.




