Villeggiature da record (anche per i rincari): è la regione in cui l’inflazione cresce di più. Incremento negli arrivi ma soggiorni più brevi, bassa saturazione e prezzi in salita rischiano di frenare la crescita del comparto
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I numeri dicono che il turismo italiano conferma una vitalità che non solo supera i livelli degli anni precedenti, ma posiziona la Penisola stabilmente in cima alle preferenze dei viaggiatori. E sono numeri in crescita in tutte le regioni e in tutte le tipologie di prodotto.
Nel primo semestre dell’anno l'Italia ha registrato un aumento degli arrivi del 4,4% e delle presenze del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2025.
La Calabria emerge come la regione "rivelazione" della prima metà del 2026, con un incremento degli arrivi del 10,7% e delle presenze del 12,5%.
A giocare un ruolo importante sono i flussi dall’estero. Uno dei dati più interessanti evidenziati dalle statistiche del ministero del Turismo riguarda il mese di maggio, che ha visto nei piccoli comuni un aumento delle presenze superiore al 24%.
Questo "boom" primaverile suggerisce un cambiamento nelle abitudini dei viaggiatori, sempre più orientati verso un turismo esperienziale, la scoperta di territori meno noti e itinerari diffusi. Regioni come la Calabria (+12,1% di presenze nei piccoli comuni) e l’Abruzzo (+10,9%) sono state le principali beneficiarie di questo fenomeno.
Se andiamo a leggere altri dati, però, sia in termini di permanenza media sia per tasso di saturazione delle strutture ricettive (Ota) la Calabria si trova in posizione arretrata rispetto al resto del Paese. Meno giorni di vacanza, dunque, e meno sold out di camere e posti letto, riducono i tempi di fruizione delle località turistiche e limitano la capacità di fatturato delle imprese del settore.
Se la durata media della vacanza settimanale è scesa da 6 a 4,5 giorni, come sostiene ad esempio Fipe Confesercenti, uno dei fenomeni osservati maggiormente negli ultimi anni è quello della concentrazione di arrivi e presenze nei fine settimana.
Dunque località turistiche prese d’assalto venerdì, sabato e domenica con riflessi visibili e immediati su accoglienza e ristorazione. Le settimane “affollate” a metà hanno come effetto l’altalena degli introiti nelle strutture ricettive, nella ristorazione e nella fruizione delle spiagge dove un numero sempre maggiore di stabilimenti balneari segnala lunghe giornate di black out.
Il costo della vacanza ad agosto
Il costo di una settimana di vacanza è diventato proibitivo per molti: una famiglia di quattro persone - dice Confcooperative - può arrivare a spendere fino a 6.820 euro nella settimana di Ferragosto, con un aumento del 5% rispetto all'anno precedente. Anche per soluzioni più contenute, come il solo pernottamento e colazione, la spesa media per famiglia è di circa 2.750 euro, segnando un pesante +15% rispetto al 2025.
Nei giorni scorsi abbiamo già evidenziato che se da un lato il turismo spinge l’economia italiana, dall’altro contribuisce a far crescere l’inflazione che a luglio è salita al 2,9% (+0,3% rispetto al mese precedente).
Aumentano tutte le spese. Il caro carburanti è sotto gli occhi di tutti – per effetto della crisi in Medio oriente – come pure i prezzi di alloggio e ristorazione: costa di più mangiare e dormire fuori.
Istat dice che la Calabria è la regione che ha registrato i rincari più significativi, posizionandosi al vertice della classifica nazionale per l'aumento dei prezzi. I rincari sono del 3,5% contro una media nazionale del 2,9%. Reggio Calabria detiene il primato nazionale tra i capoluoghi con un’inflazione che tocca il +4%.
In Calabria a luglio i prezzi dei servizi di alloggio e di ristorazione sono cresciuti dell'1,5% rispetto a giugno. Questo incremento è molto più marcato rispetto alla variazione dell'indice complessivo della città, che nello stesso mese è stato del +0,4%.
La Calabria risente pesantemente di dinamiche legate alla sua posizione geografica e alla logistica.
Trasporto su gomma e traghetti hanno segnato aumenti non di poco conseguenti al caro carburanti innescato dalla guerra in Medio Oriente.
L’inflazione preme sui budget delle famiglie. Anche su quelle in vacanza al mare o in montagna. E ha come risultato la riduzione della spesa. Si taglia laddove è possibile.
Mangiare e dormire fuori costa il 3,4% in più
Il vero motore dell'inflazione di luglio è stato il settore ricettivo e della ristorazione. L’avvio dell’alta stagione ha prodotto rincari significativi: mangiare e dormire fuori casa costa oggi il 3,4% in più rispetto allo scorso anno. Questo dato è in accelerazione rispetto al giugno precedente, quando la crescita annua era del 2,9%.
Gli aumenti in Hotel, B&B e affitti brevi sono maggiori e toccano il 4%.




