Si tratta del primo licenziamento di massa della storia dell’azienda fondata nel 2010 da Matthew Prince e Michelle Zatlyn. A fine dicembre 2025 Cloudflare dichiarava 5.156 dipendenti a tempo pieno, 2.452 dei quali fuori dagli Stati Uniti: ora 1.100 di loro andranno a casa, il 20% della forza lavoro. Un passaggio necessario, ha spiegato l’azienda, nell’ambito di un progetto di «revisione di processi, team e ruoli» che, si legge nella comunicazione ufficiale inviata oggi al personale, non dipende da alcuna «valutazione delle prestazioni individuali». Ai lavoratori questa sottolineatura potrà importare davvero poco perché nella sostanza dovranno lasciare i loro incarichi per far posto ad un piccolo ma agguerrito esercito di agenti AI.

Cosa fa Cloudflare

L’azienda californiana è specializzata in sicurezza delle reti e servizi cloud. Gestisce una delle più grandi reti al mondo, proteggendo e accelerando circa 35 milioni di siti web e applicazioni. La sua rete di distribuzione dei contenuti si appoggia a 330 data center localizzati in 125 paesi, incluse diverse sedi in Italia e in Europa. Sono sue tecnologie appannaggio di tutti come Universal SSL che protegge il traffico web e il resolver DNS gratuito 1.1.1.1 che traduce gli indirizzi IP consentendo agli utenti di raggiungere i siti ricercati. Cloudflare offre anche protezione contro gli attacchi DDoS, offensive che mirano a neutralizzare server e siti web inviando una quantità ingestibile di richieste.

Una notizia inattesa

Il ceo Matthew Prince ha detto che i tagli interesseranno quasi tutti i team e le aree geografiche, ad eccezione delle figure commerciali direttamente legate alla generazione di ricavi. La notizia è arrivata insieme ai risultati del primo trimestre 2026. Cloudflare ha comunicato ricavi per 639,8 milioni di dollari, in crescita del 34% su base annua. Numeri da record per il miglior rendimento nella storia dell’azienda. Allo stesso tempo, però, la società ha registrato una perdita di 62 milioni di dollari.

L’utilizzo dell’AI agentica

Matthew Prince ha anche detto che l’impiego dell'intelligenza artificiale ha subito una forte accelerazione negli ultimi mesi e che l'utilizzo interno di strumenti AI è aumentato di oltre il 600%. Con «enormi guadagni di produttività», da novembre scorso, in tutti i team.

L’avanzata delle macchine

Il controllo di molti processi lavorativi è stato completamente automatizzato. L'adozione dell'intelligenza artificiale non riguarda soltanto gli sviluppatori di programmi. Prince ha detto che il personale delle aree risorse umane, finanza e marketing eseguono quotidianamente migliaia di sessioni con agenti AI per svolgere le proprie attività. Questo livello di automazione, sostiene il ceo, finisce per ridurre la necessità di personale di supporto attorno ai team più produttivi.

Cloudflare continuerà ad assumere esperti di AI

Prince ha comunque precisato che Cloudflare continuerà ad assumere e a investire sulle persone che adottano questi strumenti. Secondo il ceo, in futuro la società potrebbe avere più dipendenti di quanti ne abbia avuti finora.

Le big tech investono miliardi in IA ma tagliano migliaia di posti di lavoro

Nonostante le rassicurazioni, i piani di ristrutturazione del personale adottati dalle big tech negli ultimi mesi non fanno presagire nulla di nuovo. Sembra chiaro che il lavoro umano stia perdendo terreno rispetto a quello dei bot. E se le decisioni interne guardano esclusivamente ai tagli di personale, le soluzioni per le aziende fanno immaginare che riduzione di organici e di costi vadano di pari passo con lo snellimento dei team di lavoro.

IA, negli Usa la spesa sale a mille miliardi di dollari

Nella feroce corsa per aggiudicarsi la leadership tecnologica che vede Meta contrapposta a competitor del calibro di OpenAI, Google e Anthropic, il capitale umano cede il passo alla potenza di calcolo. Una guerra combattuta a suon di miliardi, 1.000 secondo le ultime stime, quest’anno, solo negli Usa.

Da Oracle a Intel, migliaia di dipendenti a casa

Meta ha annunciato 10mila esuberi. Oracle si prepara a una nuova ondata di tagli che si stima arriveranno a 30mila dipendenti. Microsoft ha lanciato un programma di esodo volontario anticipato che ha già raccolto 8.750 adesioni. Dalla scorsa estate Intel ha licenziato 18mila dipendenti, in piano ne prevede 24mila, e si è ritirata da alcuni paesi. Amazon ha confermato all'inizio del 2026 una nuova ondata di licenziamenti che prevede 16.000 esuberi a livello globale, il 10% della sua forza lavoro. Questi tagli, seguono i 14mila licenziamenti avvenuti alla fine del 2025. Anche Cloudflare, pur con numeri di molto inferiori, ha fatto una scelta in questa direzione.