Si allarga il fronte contrario alla realizzazione del grande impianto agrivoltaico “Pizzo Vinci” nella Piana degli Scrisi. Dopo le prese di posizione di agricoltori, associazioni, organizzazioni di categoria ed enti locali, anche Cia – Agricoltori Italiani Calabria Sud chiede al Governo, alla Regione Calabria e ai Comuni interessati di fermare il progetto, contestando quella che viene definita una «sottrazione massiva di suolo agricolo».

Il caso è diventato di dominio pubblico grazie a Il Vibonese, che per primo ha portato il progetto all’attenzione dell’opinione pubblica esaminando la documentazione pubblicata sul portale della Regione Calabria. L’inchiesta del nostro giornale ha reso note le dimensioni dell’opera, la sua localizzazione e le possibili conseguenze sui terreni agricoli, provocando una serie di reazioni nel mondo agricolo e istituzionale.

Il progetto presentato dalla Fri-El Spa, società di Bolzano con sede legale a Roma, prevede la costruzione dell’impianto nel territorio comunale di Pizzo, al confine con Maierato. Le opere connesse, tra cui il cavidotto necessario per collegare il parco alla rete elettrica, interesserebbero anche Sant’Onofrio e Filogaso.

L’impianto dovrebbe sviluppare una potenza di 45 megawatt, attraverso l’installazione di 61.608 pannelli fotovoltaici. L’investimento stimato ammonta a circa 45 milioni di euro. La superficie direttamente occupata supererebbe i 73 ettari, mentre la Cia fa riferimento a un’area complessiva vicina ai 100 ettari, attualmente destinata prevalentemente a seminativi.

Le contestazioni sul modello agrivoltaico

Secondo l’organizzazione agricola, quello presentato come impianto agrivoltaico sarebbe in realtà un grande parco fotovoltaico nel quale l’attività agricola assumerebbe un ruolo subordinato rispetto alla produzione energetica.

Nelle relazioni progettuali viene previsto il mantenimento di coltivazioni tra le file dei moduli solari, con la produzione di frumento, avena, orzo ed erbai destinati al foraggio. Per la Cia, tuttavia, la presenza di oltre 61mila pannelli trasformerebbe profondamente i terreni e determinerebbe una consistente riduzione della loro funzione agricola.

«La terra deve essere coltivata per produrre cibo», afferma l’organizzazione, chiedendo al Governo, alla Regione e ai Comuni di Pizzo, Maierato, Sant’Onofrio e Filogaso di intervenire per bloccare l’iter autorizzativo.

La Cia precisa di non essere contraria alla produzione di energia da fonti rinnovabili, ma di opporsi all’utilizzo su vasta scala dei terreni fertili. La strada indicata è quella dell’agrisolare, con i pannelli installati sui tetti delle strutture agricole e industriali oppure nelle aree dismesse e già compromesse.

«La transizione energetica non può e non deve avvenire sulla pelle degli agricoltori e dei cittadini», sostiene l’associazione, che richiama anche la recente pronuncia della Corte costituzionale sulle limitazioni previste per gli impianti fotovoltaici collocati a terra nelle zone agricole.

Il vincolo per 213 proprietari

Tra gli aspetti maggiormente contestati figura la prevista apposizione del vincolo preordinato all’esproprio sui terreni attraversati dal cavidotto necessario a collegare l’impianto alla cabina elettrica.

Secondo quanto riferisce la Cia, il provvedimento interesserebbe complessivamente 213 proprietari nei quattro comuni coinvolti. Un elemento che amplia gli effetti del progetto oltre l’area destinata ai pannelli, coinvolgendo numerose particelle agricole lungo il percorso delle opere di connessione.

Per l’organizzazione si tratterebbe di «un danno accompagnato dalla beffa», perché ai terreni sottratti direttamente alla coltivazione si aggiungerebbero quelli sottoposti a vincoli per consentire la realizzazione delle infrastrutture energetiche.

Il grano Rosìa e il granaio del Vibonese

Al centro della mobilitazione resta soprattutto il valore produttivo della Piana degli Scrisi, vasta area compresa tra Pizzo e Maierato, affacciata sul Golfo di Sant’Eufemia e storicamente conosciuta come il “granaio del Vibonese”.

In questi campi viene coltivato da generazioni il grano Rosìa, varietà autoctona inserita nel Registro della biodiversità agraria della Regione Calabria e recentemente riconosciuta dal ministero dell’Agricoltura tra le varietà italiane da conservazione.

Proprio IlVibonese.it, nel rendere noto il progetto fotovoltaico, aveva evidenziato il paradosso rappresentato dalla possibile trasformazione dei terreni sui quali cresce il Rosìa, un grano che le istituzioni hanno scelto di tutelare e valorizzare.

L’area rientra inoltre nel territorio di produzione del Pecorino del Monte Poro Dop e in quello interessato dal percorso per il riconoscimento della Doc “Costa degli Dei”, promosso dal Gal Terre Vibonesi. Secondo la Cia, coprire una parte così estesa della pianura con i pannelli significherebbe compromettere non soltanto le singole coltivazioni, ma un intero sistema agricolo e agroalimentare.

Il valore storico e paesaggistico dell’area

Alle ragioni economiche e produttive si aggiungono quelle ambientali, paesaggistiche e archeologiche. La Piana degli Scrisi è attraversata dall’antica Via Popilia e conserva testimonianze storiche considerate di particolare interesse.

Nei pressi dei terreni interessati si trovano il Casale degli Scrisi e la settecentesca fontana degli Scrisi. Poco più a nord sorgono i resti dell’antica Rocca Angitola e l’Oasi del lago Angitola.

Anche il potenziale archeologico della zona è stato richiamato nel dibattito nato dopo gli articoli pubblicati dal nostro giornale. Le associazioni intervenute hanno chiesto che l’esame del progetto tenga conto non soltanto degli aspetti energetici, ma anche della tutela del paesaggio rurale e delle testimonianze storiche presenti nell’area.

L’assemblea pubblica a Maierato

La Cia annuncia infine la propria adesione alla mobilitazione promossa dall’Associazione contadini di Maierato, che venerdì 24 luglio organizzerà un’assemblea pubblica nel Centro di aggregazione sociale del paese.

All’incontro sono invitati cittadini, agricoltori, associazioni e rappresentanti istituzionali. La Cia parteciperà con i propri dirigenti, con l’obiettivo di valutare le iniziative da intraprendere per contrastare la realizzazione dell’impianto.

La presa di posizione dell’organizzazione agricola amplia così un fronte di opposizione nato dopo che IlVibonese.it ha portato alla luce il progetto. Un’opera rimasta fino ad allora confinata negli atti amministrativi regionali e che, grazie all’inchiesta del nostro giornale, è diventata una questione pubblica sulla quale il territorio chiede risposte alle istituzioni.