Il vicepresidente Confapi entra nel Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro: «Rappresenterò le piccole e medie imprese con responsabilità, portando proposte concrete per competitività, innovazione e sviluppo»
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Francesco Napoli, vicepresidente Confapi, entra nel CNEL. Designato da Confapi, è stato nominato consigliere del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Un incarico che, come ha sottolineato, affronterà «con orgoglio e senso di responsabilità». Lo abbiamo intervistato
Il CNEL torna al centro del dibattito nazionale sulle politiche economiche e sociali. Quale contributo concreto intende offrire in questo nuovo incarico?
Ricevo questa nomina con grande senso di responsabilità e con la consapevolezza di rappresentare il mondo delle piccole e medie imprese, che costituisce la spina dorsale dell'economia italiana. Il mio impegno sarà quello di portare all'interno del CNEL il punto di vista delle imprese che ogni giorno investono, innovano e creano occupazione. Credo che il Consiglio possa rafforzare il proprio ruolo di luogo di confronto e proposta, contribuendo a costruire politiche economiche fondate sull'ascolto dei territori, del tessuto produttivo e delle parti sociali. Il CNEL non è e non deve essere una “terza Camera”, ma un organo di alta consulenza previsto dalla Costituzione, con una funzione specifica e distinta dal Parlamento. Il suo valore sta proprio nella capacità di mettere a sistema competenze sociali, economiche e produttive, offrendo al decisore politico analisi, proposte e sintesi utili. Se interpretato correttamente, può diventare uno spazio di confronto qualificato, capace di migliorare la qualità delle politiche pubbliche senza sovrapporsi alle istituzioni rappresentative. Il dialogo tra istituzioni e sistema imprenditoriale è oggi più che mai indispensabile per affrontare le grandi trasformazioni in corso.
Le piccole e medie imprese rappresentano l'ossatura dell'economia italiana, ma continuano a denunciare difficoltà legate a costo del lavoro, credito, energia e burocrazia. Quali saranno le sue priorità?
Le priorità sono chiare: ridurre il peso della burocrazia, alleggerire il costo del lavoro, facilitare l'accesso al credito e garantire costi energetici competitivi. Sono questioni che incidono direttamente sulla capacità delle imprese di crescere e competere. Occorre inoltre assicurare maggiore stabilità normativa, perché chi investe ha bisogno di certezze. L'obiettivo deve essere quello di creare un contesto favorevole agli investimenti, all'innovazione e alla crescita dimensionale delle PMI, che rappresentano il cuore del nostro sistema produttivo.
L'Italia attraversa una fase di crescita moderata, mentre aumentano le tensioni internazionali e l'incertezza dei mercati. Quali riforme ritiene indispensabili per rafforzare la competitività del sistema produttivo?
In uno scenario internazionale sempre più complesso serve una visione di lungo periodo. È necessario accelerare sulle riforme che migliorano la produttività: semplificazione amministrativa, investimenti nelle infrastrutture materiali e digitali, sostegno all'innovazione, formazione continua e politiche industriali capaci di accompagnare le imprese nella doppia transizione, digitale ed energetica. In questo quadro, il tema energetico è cruciale: serve una massiccia diffusione delle tecnologie di accumulo, in particolare batterie e sistemi BESS, insieme al potenziamento e all’ammodernamento della rete elettrica nazionale, per garantire maggiore capacità di trasporto dell’energia verso le aree produttive e le imprese energivore. Senza una rete adeguata e infrastrutture energetiche moderne, la competitività industriale rischia di essere fortemente penalizzata. È altrettanto importante rafforzare il rapporto tra università, ricerca e imprese, perché la competitività si costruisce soprattutto attraverso la conoscenza e la capacità di innovare.
Il Mezzogiorno continua a scontare un forte divario infrastrutturale e occupazionale. Quali politiche servono oggi per trasformare il Sud in un motore di sviluppo e non più in un'area da assistere?
Il Mezzogiorno non ha bisogno di assistenzialismo, ma di condizioni che consentano alle imprese di investire e creare valore. Servono infrastrutture moderne, collegamenti efficienti, una pubblica amministrazione più rapida, incentivi stabili agli investimenti e politiche che valorizzino il capitale umano. Il Sud possiede enormi potenzialità nei settori dell'industria, dell'agroalimentare, del turismo, della logistica e dell'energia. Bisogna trasformare queste potenzialità in opportunità concrete, puntando su innovazione, formazione e attrazione di nuovi investimenti.
Il rapporto tra politica e corpi intermedi appare spesso difficile. Quale ruolo possono svolgere organizzazioni come Confapi nel favorire un dialogo più efficace tra imprese, Governo e Parlamento?
I corpi intermedi rappresentano un elemento fondamentale della democrazia economica. Organizzazioni come Confapi hanno il compito di interpretare le esigenze delle imprese e tradurle in proposte concrete, contribuendo al confronto con le istituzioni in modo costruttivo e responsabile. Solo attraverso un dialogo costante è possibile costruire politiche realmente efficaci. Il CNEL rappresenta un luogo privilegiato per favorire questo confronto, mettendo insieme competenze, esperienze e sensibilità diverse nell'interesse generale del Paese.
Guardando ai prossimi anni, quale dovrebbe essere, a suo avviso, la grande strategia industriale dell'Italia per affrontare le sfide della transizione digitale, energetica e della competizione globale?
L'Italia deve dotarsi di una strategia industriale che metta al centro la competitività delle imprese e la valorizzazione del lavoro. Dobbiamo accompagnare la transizione digitale ed energetica senza penalizzare il nostro sistema produttivo, sostenendo gli investimenti in innovazione, ricerca, competenze e sostenibilità. Occorre rafforzare le filiere industriali, favorire l'internazionalizzazione delle PMI e promuovere un modello di sviluppo che coniughi crescita economica, responsabilità sociale e tutela ambientale. Solo così potremo affrontare con successo la competizione globale e garantire nuove opportunità alle future generazioni. Porterò al CNEL questo approccio: ascolto, concretezza e attenzione costante alle esigenze delle imprese che ogni giorno contribuiscono alla crescita e alla competitività dell'Italia.

