Il fondatore Stefano Caccavari racconta dieci anni di mulino a pietra: gli errori, la fiducia dei soci, i giovani e le prossime aperture a Mesagne e Avola
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Dieci anni fa lasciava l'informatica per salvare l'ultimo mulino a pietra della zona, con mezzo milione di euro raccolto sui social in meno di cento giorni.
Nei giorni scorsi, nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, Stefano Caccavari ha ritirato con il socio Massimiliano Leonardi il premio Agri Young di Bandiera Verde Agricoltura 2026. La giuria di Cia-Agricoltori Italiani ha definito Mulinum un «eccellente esempio di innovazione e resilienza guidata da giovani imprenditori». Lo abbiamo intervistato all'indomani del riconoscimento.
Nel 2016 è partito tutto dalla protesta contro una discarica a San Floro, poi bloccata. Oggi ritira un premio a Montecitorio. Che cosa direbbe allo Stefano di allora?
Se potessi viaggiare nel tempo e incontrare quel giovane di 28 anni che, pieno di entusiasmo, metteva in piedi il primo mulino a San Floro, gli darei un grande consiglio che solo oggi riesco ad apprezzare: «scegli bene le persone che hai intorno». Perché saranno quelle stesse persone a darti gioie o dolori, forza o debolezza, coraggio o timore. Un'azienda è fatta di persone, e queste persone – dai collaboratori ai professionisti esterni, dai soci ai fan su Internet – sono il vero patrimonio immateriale dell'azienda. Quindi sì ai sogni, ma con le persone giuste.
La giuria parla di innovazione e resilienza. Qual è stata la prova più dura di questi dieci anni, e dove sta l'innovazione in un mulino a pietra?
La prova più audace che abbiamo superato è quella di aver educato il nostro pubblico a mangiare diversamente: a mangiare un pane fatto come cento anni fa, quando i grani erano locali, si usava solo il lievito madre e si accendeva un fuoco a legna d'ulivo per cuocere il pane. In un mondo di pane bianco, pane soffice, pane americano zuccherato – penso ai panini per hot dog – fare l'opposto è prova di visione; convincere le persone a mangiare sano è prova di testardaggine.
Il mulino a pietra non è un metodo innovativo di macinazione, né l'ultimo baluardo della tecnologia: anzi, sicuramente non lo è. Ma rappresenta le origini delle nostre comunità. Non esisteva comunità al mondo senza un municipio, una chiesa, una fonte d'acqua e quindi un mulino o un frantoio.
Il tema di quest'anno erano le aree interne e il «diritto a restare». Quanto lavoro crea Mulinum in un paese di 600 abitanti, e che cosa manca perché i giovani restino?
Mulinum in piena stagione arriva a dieci collaboratori attivi, e tutti abitano a San Floro o nei dintorni. Ai giovani calabresi, e ai giovani di tutta Italia, manca una cosa sola: la visione di cosa vogliono davvero da adulti. Purtroppo la scuola forma competenze, ma non insegna più a progettarsi il futuro. Ci danno strumenti spesso obsoleti, ma non ci danno più capacità critica e di analisi.
Ho un'azienda anche in Toscana, e non pensate che la mentalità di un giovane toscano sia diversa da quella di un giovane calabrese. Spero si torni a pensare, progettare e sognare in grande: ognuno può costruire qualcosa di bello con la propria energia e vitalità.
Mezzo milione raccolto in meno di cento giorni, oggi circa 220 soci sparsi nel mondo. Come si governa un'azienda con tanti proprietari?
A dire il vero non ero preparato a reggere e mantenere una comunicazione così forte con le persone. Il digitale aiuta, ma ho commesso parecchi errori di inesperienza. A volte sistema più un pranzo dal vivo che cento messaggi WhatsApp.
Viviamo in un sistema di fiducia: se viene leso, indebolito o distrutto, salta qualsiasi cosa, anche un investimento in una startup. Il consiglio è di essere accessibili e trasparenti, e di farsi aiutare da persone con esperienza.
Dopo San Floro e Buonconvento, l'obiettivo è un Mulinum in ogni regione. Quali sono le prossime tappe, e che ruolo avrà la Calabria?
Un fortissimo impegno, ora e nel 2027, sarà quello di Mesagne, in provincia di Brindisi. E poi di corsa, spediti verso il nostro prossimo sogno: Mulinum Avola, nel Siracusano, dove persone speciali sono già all'opera per preparare il terreno.
La Calabria sarà sempre la casa madre del progetto. Sogno una bellissima scuola di formazione per i dipendenti Mulinum di tutta Italia: la mecca del grano antico può essere Mulinum San Floro.

