La ricchezza si riduce in una regione in forte difficoltà che si conferma fanalino di coda in Italia. Negli ultimi dieci anni la crisi e le ristrettezze economiche si sono portate via il 10% delle risorse messe da parte
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Il costo della vita e l’inflazione intaccano e riducono i risparmi delle famiglie italiane. Mettere soldi da parte è sempre più difficile e la ricchezza netta è in forte calo rispetto ad altri Paesi dell’area euro, circa 11mila miliardi di euro ad inizio 2025, con forti squilibri di disponibilità economiche: il 10% più ricco possiede quasi il 60% della ricchezza, mentre il 50% più povero ne detiene solo il 7,4%. First-Cisl registra che dal dicembre 2012 al giugno 2025 la ricchezza complessiva delle famiglie è cresciuta del 20,6% ma a causa dell’inflazione si registra una diminuzione in termini reali di circa il 2%. Nell’area euro la capacità di risparmio di Germania (+108,2%) e Francia (+45,1%) mette insieme circa la metà dell’intera ricchezza del Continente che è pari a 67mila miliardi. Le famiglie italiane risultano nel complesso patrimonialmente solide con una ricchezza netta pari a circa 8 volte il reddito disponibile. Il Nord avanza, il Sud arranca. La liquidità rimane una componente importante del risparmio, insieme agli accantonamenti bancari, e dal 2023 sono tornati a crescere gli investimenti immobiliari mentre sono lievemente diminuiti quelli in azioni e fondi. Si registra un notevole incremento per titoli di Stato e obbligazioni, spinto dai rendimenti più alti.
La situazione calabrese
Tra 2013 ed il 2023 la ricchezza netta in regione è cresciuta del 7,3%, una variazione inferiore a quella media nazionale, pari al 13,5%. Il risultato è frutto di un aumento abbastanza contenuto delle attività finanziarie. Secondo Bankitalia, però, in termini reali la ricchezza si è ridotta del 10,5%, a causa della forte inflazione osservata nella parte finale del periodo. Alla fine del 2023 (ultimo anno di rilevazione disponibile), il valore corrente delle attività reali e finanziarie al netto delle passività finanziarie (ricchezza netta) ammontava a quasi 186 miliardi di euro, corrispondenti a poco meno di 101mila euro pro capite contro i 191mila euro di media nazionale. Rispetto all’anno precedente, la ricchezza netta è cresciuta in termini nominali appena dello 0,3% contro il 4,5% di media nazionale, posizionando la regione all’ultimo posto. Le attività finanziarie hanno subito una ulteriore lieve riduzione: gli investimenti si sono rivolti principalmente verso i titoli di Stato e si è registrato un aumento delle passività finanziarie.
Ultima e in affanno. Meno investimenti sulla casa, bene rifugio per eccellenza, più richieste di prestiti per far fronte all’ordinario. La Calabria non ha recuperato terreno rispetto ai livelli pre-pandemici e nel 2023 il valore della ricchezza netta regionale risulta ancora su livelli inferiori di circa un decimo rispetto al 2019. La Calabria si colloca tra le regioni con il più basso rapporto tra debiti finanziari e reddito disponibile, il 35,7% nel 2024 contro il 46,7% in Italia, per via del minor peso dei mutui abitativi che sono il 14% contro il 30,1% in Italia. Di contro, risulta più elevata in regione l’incidenza del credito al consumo sul reddito, 18,4% contro il 12,7% di media nazionale. In Calabria per spendere ci si indebita più che nelle altre regioni italiane.


