La crescita dei flussi turistici in Calabria non può essere valutata soltanto dal numero di arrivi negli aeroporti. È la posizione espressa dalla Filcams Cgil Calabria, che in una nota si rivolge al presidente della Regione Roberto Occhiuto e all'assessore al Turismo e al Lavoro Giovanni Calabrese, chiedendo che ai dati sugli ingressi si affianchino quelli sull'occupazione e sulla qualità del lavoro nel comparto.

Il sindacato parte da una premessa: «Prendiamo atto con favore della crescita dei flussi turistici in Calabria. Più visitatori rappresentano certamente un'opportunità». Ma aggiunge subito che «un assessore regionale che ha anche la delega al Lavoro dovrebbe avere l'onestà di rispondere ad una domanda semplice: quanti nuovi posti di lavoro stabili hanno prodotto le politiche turistiche della Regione Calabria?».

La Filcams incalza quindi la Regione con una serie di interrogativi: «Quanti contratti a tempo indeterminato sono stati creati? Quanti lavoratori sono usciti dalla precarietà? Quanti sono passati dal lavoro nero al lavoro regolare? Quanti hanno visto aumentare il proprio salario?». Domande che, secondo il sindacato, mettono in evidenza un limite dell'attuale impostazione: «Se queste risposte non ci sono, allora il problema è evidente: si continua a misurare il turismo contando gli aerei, mentre nessuno misura la qualità del lavoro».

Nel mirino finiscono anche gli accordi con le compagnie aeree low cost, presentati dall'assessore Calabrese come uno degli strumenti di sviluppo del settore. «Quei voli non arrivano gratuitamente: vengono sostenuti con risorse pubbliche, cioè con i soldi delle cittadine e dei cittadini calabresi. È quindi legittimo chiedere quale sia il reale ritorno economico per la Calabria».

Da qui altre domande rivolte all'amministrazione regionale: «Quanti di quei turisti restano sul territorio? Quanto spendono nelle attività locali? Quanto di quella ricchezza arriva realmente nelle buste paga delle lavoratrici e dei lavoratori del turismo, del commercio e dei servizi?».

Secondo la Filcams, il rischio è che «se il risultato è un turismo “mordi e fuggi”, che produce grandi numeri negli aeroporti ma poco valore nelle comunità locali, il vero affare lo fanno le compagnie aeree, non la Calabria».

Un altro tema riguarda le risorse pubbliche destinate alle imprese turistiche. «La Regione continua a destinare milioni di euro alle imprese e alle strutture ricettive per migliorarne l'offerta. È una scelta che può avere senso, ma manca completamente una condizionalità sociale». Per il sindacato, infatti, i finanziamenti dovrebbero essere subordinati a precisi impegni sul piano occupazionale.

«Dov'è l'obbligo di creare nuova occupazione stabile? Dov'è il vincolo ad applicare i contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative? Dov'è il divieto di utilizzare contratti pirata, appalti al massimo ribasso, esternalizzazioni speculative o lavoro irregolare?».

La conclusione è che «non è più accettabile distribuire risorse pubbliche senza pretendere, in cambio, occupazione di qualità, salari dignitosi e pieno rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori».

Nella nota viene inoltre sottolineata quella che il sindacato definisce «la contraddizione più evidente»: Giovanni Calabrese «non è soltanto assessore al Turismo. È anche assessore al Lavoro». Per questo, osserva la Filcams, «dovrebbe sapere che il turismo calabrese continua ad essere uno dei settori dove si concentrano salari insufficienti, precarietà, lavoro stagionale, contratti pirata, lavoro nero e sfruttamento». Una realtà che, secondo il sindacato, «nelle interviste celebrative non trova spazio».

La Filcams ricorda quindi di chiedere «da mesi» l'istituzione di «un tavolo permanente sul turismo che coinvolga le organizzazioni sindacali, oltre alle associazioni datoriali». «Non basta confrontarsi con chi rappresenta le imprese. Bisogna ascoltare anche chi rappresenta le migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni estate tengono aperti alberghi, villaggi turistici, ristoranti, campeggi, stabilimenti balneari, pubblici esercizi, commercio e servizi».

Per il sindacato, il successo delle politiche regionali «non può continuare ad essere valutato soltanto dal numero dei passeggeri atterrati negli aeroporti». L'indicatore da prendere in considerazione dovrebbe essere un altro: «Quanti posti di lavoro buoni sono stati creati, quanti giovani hanno scelto di restare in Calabria perché hanno trovato un'occupazione dignitosa e quanti lavoratori hanno finalmente visto riconosciuti i propri diritti».

La nota si chiude con un appello alla Regione affinché affianchi agli investimenti sull'offerta turistica un'attenzione concreta alle condizioni occupazionali. «La Regione Calabria continua a finanziare l'offerta turistica. È arrivato il momento di investire anche nella dignità del lavoro». Da qui il richiamo alla campagna promossa dalla Filcams, «Non c'è turismo senza di noi – Tourism Working Class»: «Senza le lavoratrici e i lavoratori del turismo non esiste alcun modello di sviluppo da celebrare».

Infine, lo slogan che sintetizza la posizione del sindacato: «Gli aerei possono anche essere low cost. Il lavoro no». E ancora: «La Calabria non ha bisogno di propaganda costruita sulle classifiche degli arrivi. Ha bisogno di una politica del turismo che produca sviluppo vero, redistribuisca ricchezza e migliori concretamente la vita di chi lavora. Solo quando la crescita del turismo si tradurrà in occupazione stabile, salari migliori e diritti esigibili, potremo dire che la Calabria avrà davvero imboccato la strada giusta».