Medio Oriente in crisi: Emirati, Qatar, Kuwait e Arabia Saudita chiudono spazi aerei. Le perdite economiche complessive superano 8 miliardi di dollari: cali stimati tra 11% e 27% negli arrivi
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Saltano viaggi e prenotazioni. La guerra del Golfo mette in crisi il turismo nei paesi presi di mira dalla strategia ritorsiva dell’Iran e non solo. Emirati Arabi, Qatar, Bahrein, Oman, Kuwait e Arabia Saudita sono off-limits. Hotel vuoti e industria di settore appesa ad un filo. E non si sa per quanto.
Teheran ha deciso di spingersi laddove era difficile prevedere: colpire gli interessi economici dei partner commerciali dell’Occidente. Non solo gas e petrolio. Le azioni militari dei pasdaran hanno messo in crisi interi comparti economici dei paesi presi di mira, i loro rapporti commerciali con l’Europa, con India, Cina, Sud Est asiatico e Australia.
Dodici paesi hanno chiuso interamente o parzialmente i loro spazi aerei per i rischi legati al lancio di missili e droni da parte dell’Irgc.
Undicimila i voli cancellati dall’inizio degli scontri. Oltre 2 milioni e 200mila passeggeri sono rimasti a terra. Molti di coloro che giusto una settimana fa si sono ritrovati (senza saperlo) in zona di guerra stanno ancora aspettando di rientrare in patria. Danno stimato: 4,5 miliardi di dollari per le compagnie aeree ed oltre 4 miliardi complessivi per il settore ricettivo, dell’accoglienza e della ristorazione.
Nel Golfo Persico non si vola e non si naviga. Sei navi delle compagnie Tui cruises e Msc crociere si trovano ancora bloccate nei porti di Dubai, Abu Dhabi e Doha. A bordo ci sono complessivamente oltre 12mila passeggeri provenienti da 45 diversi paesi e più di 4mila membri degli equipaggi.
La strategia del caos di Teheran ha colpito nel segno ben oltre le previsioni.
La paura di venire risucchiati dalla spirale della violenza ha costreto le compagnie aeree a rivedere le rotte di volo lungo le tratte intercontinentali Europa-Asia, rotte che normalmente prevedono scali nelle capitali del Golfo.
L'aeroporto internazionale di Dubai negli Emirati Arabi Uniti, uno degli hub aerei più trafficati al mondo che collega 291 destinazioni, ha ridotto il traffico aereo dell'85%. Solo a febbraio nello scalo emiratino sono transitati 4,9 milioni di passeggeri. L’Oman, il Kuwait e il Bahrein hanno cancellato il 95% dei voli, Abu Dhabi il 90%. I cittadini stranieri ancora bloccati nell’area stanno confluendo verso gli scali sauditi King Fahd, King Khalid e Prince Mohammad bin Abdulaziz dove sono attivi pochi e richiestissimi collegamenti giornalieri con le principali destinazioni di provenienza.
Tourism Economics stima che a causa del conflitto gli arrivi in Medio Oriente possano diminuire di una quota compresa tra l'11% ed il 27% su base annua, mentre una previsione di dicembre indicava una crescita del 13%. Sempre secondo Tourism Economics in Medio Oriente arriverebbero tra 23 e 38 milioni di visitatori internazionali in meno con una perdita compresa tra 29 e 48 miliardi di euro di spesa turistica. Situazione destinata a peggiorare nel caso il conflitto non fosse di veloce soluzione. Il perdurare degli scontri porterebbe ad ulteriori cancellazioni dei pacchetti vacanze e dei viaggi già prenotati e convincerebbe quanti avrebbero scelto il Medio Oriente a cambiare destinazione.


