Arriva in carrozzina, con alcuni rami d’ulivo tra le mani. Li ha raccolti nei suoi terreni e oggi li porta davanti al presidio degli agricoltori per mostrarli alle istituzioni. Pasquale Torcaso, produttore agricolo di Lamezia Terme, dieci anni fa ha perso l’uso delle gambe dopo un incidente in moto. Non ha però smesso di lavorare la terra. Questa mattina, davanti allo svincolo di Pizzo, arriva con la stessa determinazione di sempre, ma con una rabbia che non nasconde.

Agricoltori, allevatori ma anche autotrasportatori sono scesi in piazza per protestare contro il caro carburanti e le politiche del governo che, dicono, mettono in ginocchio tutte le categorie di lavoratori. Manifestazioni in tutta la Calabria, dal nord al sud della regione. Qui le voci dei manifestanti a Pizzo

Poi lascia cadere a terra le olive. Un gesto che colpisce Antonio Mastroianni, imprenditore agricolo di Gizzeria, che si china e raccoglie quelle olive. «Sono i nostri sacrifici», dice in lacrime.

È uno dei momenti più toccanti della protesta che questa mattina ha attraversato la Calabria. Gli agricoltori hanno organizzato diversi presidi, da Rosarno a Crotone, passando per Firmo-Sibari e lo svincolo autostradale di Pizzo. 

L’olio resta nelle cisterne

Tra le questioni al centro della mobilitazione c’è il prezzo dell’olio. «Fino allo scorso novembre – spiega Antonio – l’olio veniva acquistato a circa 9,20 euro. Oggi, in alcuni casi, il prezzo è sceso a 3,50 euro. Una cifra che non consente di sostenere le spese della produzione».

A pesare sono anche i costi del confezionamento e della distribuzione. «Una bottiglia vuota può costare circa 1,08 euro – aggiunge il produttore – a cui si aggiungono il tappo, l’etichetta, il cartone e il trasporto. Il risultato è un paradosso: sugli scaffali si trovano bottiglie di olio a 4,99 euro, mentre quello prodotto localmente rimane nelle cisterne, invenduto», spiega.

«Non ho più soldi per andare avanti», racconta Torcasio. «L’olio ce l’abbiamo tutto invenduto, gli operai vogliono essere pagati e non sappiamo dove stiamo arrivando».

Il produttore contesta anche l'ipotesi di interventi economici una tantum. «A noi non interessa che ci diano 50 mila euro per andare avanti, perché dopo che finiscono quei soldi e il nostro olio rimane nelle cisterne, che facciamo? Ci facciamo altri debiti».

Nel suo intervento parla anche della concorrenza estera e dei costi della manodopera. Cita le importazioni da Paesi come Tunisia e Grecia e sottolinea la differenza tra i costi sostenuti dagli agricoltori calabresi e quelli di altri mercati. Poi torna alle olive che ha davanti.

«Vi faccio vedere quello che purtroppo i nostri politici stanno mettendo sotto i piedi», dice prima di lasciarle cadere a terra. «Mi viene da piangere. Stiamo arrivando all’assurdo».

«Mi sento un uomo morto, fallito»

Antonio Mastroianni ha iniziato a lavorare a 16 anni: «Mi sento un uomo morto, fallito, perché non ho nessuna motivazione ad alzarmi la mattina per andare a lavorare. Per quale motivo?», afferma. Il suo appello è rivolto al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e all’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo. «Noi non abbiamo bisogno dell’aiutino di 50 mila euro di prestito. A noi interessa vendere il nostro prodotto al costo di produzione».

Gasolio, costi e famiglie

La protesta non riguarda però soltanto l’olio. Per gli agricoltori il costo del gasolio si ripercuote sull’intera filiera e, di conseguenza, sui bilanci delle famiglie.

Carmelo, 42 anni e padre di tre figli, racconta le difficoltà quotidiane. La figlia maggiore inizierà quest’anno l’università e le spese da affrontare aumentano.

La sua richiesta alle istituzioni è altrettanto diretta: intervenire sul costo del carburante.

Al presidio arriva anche Pino Pizzonia, sindaco di Francavilla Angitola, unico primo cittadino presente alla manifestazione. «Penso che questa non sia la battaglia solo degli agricoltori, ma la battaglia di tutti noi».

I trattori arrivano allo svincolo

Durante la mattinata, alla protesta si aggiungono altri mezzi agricoli. I trattori, dopo aver percorso a passo di lumaca la statale 18 e creato inevitabili rallentamenti alla viabilità, arrivano davanti allo svincolo di Pizzo presidiato dalle forze dell’ordine.

In testa al corteo c’è Matteo Talarico, presidente dell’Associazione Movimento Territorio e Agricoltura (MTA). «Chiediamo dignità per il nostro settore. Ci stanno portando alla disperazione. L’aumento del gasolio alle stelle non è solo un problema per gli agricoltori, ma soprattutto per i cittadini che vanno a lavorare tutte le mattine».

Gli agricoltori chiedono alle istituzioni regionali di raccogliere le loro istanze e portarle sui tavoli nazionali.«Chiediamo al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, all’assessore Gallo e a tutta la giunta regionale, di farsi da portavoce delle nostre istanze», dice.

La mobilitazione, intanto, prosegue. I trattori restano davanti allo svincolo e gli agricoltori annunciano che la protesta andrà avanti a oltranza.