Le violazioni del Codice della strada continuano a rappresentare una risorsa finanziaria di primissimo piano per i bilanci degli enti locali. Secondo un dossier realizzato dal Codacons sulla base dei dati del sistema Siope, tra il 2021 e il 2025 Comuni, Province, Città metropolitane e unioni di Comuni hanno incassato complessivamente circa 8,5 miliardi di euro. Si tratta di una cifra imponente, che corrisponde a una media di 142 euro pro capite.

Le grandi città registrano i volumi di incasso più elevati, con Firenze in testa alla classifica nazionale per i proventi derivanti dagli autovelox. Nonostante questa forte rilevanza finanziaria per i bilanci territoriali, il quadro economico potrebbe subire modifiche a causa della riforma del Codice della strada.

La dinamica delle entrate: il picco nel 2024

L'andamento dei proventi ha mostrato una crescita costante nella prima fase del periodo preso in esame, prima di registrare una leggera flessione nell'ultimo anno.

Nel 202, inizialmente condizionato dalle restrizioni alla mobilità dovute all'emergenza sanitaria, il gettito si è attestato a 1,2 miliardi. L’anno seguente gli incassi sono saliti a 1,6 miliardi. La crescita è proseguita nel 2023 raggiungendo i 1,77 miliardi. Nel 2024 i guadagni sono schizzati a 1,98 miliardi per poi scendere a 1,9 miliardi l’anno seguente.

Il bilancio complessivo dei cinque anni supera ampiamente gli 8,5 miliardi di euro, confermando l'impatto determinante delle contravvenzioni sulle finanze territoriali.

Grandi metropoli e piccoli centri: chi incassa di più

La dimensione demografica incide in modo diretto sulla massa di risorse raccolte. I Comuni con più di 250mila abitanti hanno incassato da soli 2,8 miliardi tra il 2021 e il 2025. Segue la fascia dei centri con popolazione compresa tra 60mila e 250mila abitanti, che ha totalizzato circa 1,4 miliardi, pari importo registrato anche dalla fascia tra 20mila e 60mila residenti.

Anche le realtà minori danno un contributo significativo al totale. Nei Comuni tra 10mila e 20mila abitanti gli introiti si sono attestati a 791 milioni di euro. In quelli tra 5mila e 10mila abitanti le sanzioni hanno fruttato 593 milioni . Sotto i 5mila abitanti il gettito ha sfiorato i 500 milioni.

La mappa degli autovelox: il primato di Firenze

I controlli elettronici della velocità rappresentano una quota rilevante delle sanzioni. Nelle 21 principali città italiane analizzate dall'indagine, gli autovelox hanno generato entrate per 306,5 milioni di euro in cinque anni.

A guidare la graduatoria è Firenze, che da sola ha incassato 86 milioni di euro, ossia oltre un quarto del totale rilevato nelle 21 città. A distanza seguono Milano con 52 milioni, oltre a Genova e Bologna, entrambe vicine ai 30 milioni di euro. Più staccate si trovano Roma (25,5 milioni), Palermo (18,1 milioni), Venezia (15,9 milioni) e Torino (15,6 milioni). Tra i dati di maggiore evidenza figura Potenza, dove gli incassi da autovelox pari a 14,2 milioni di euro hanno superato quelli di diverse città con una popolazione nettamente superiore. All'opposto della classifica, città come Perugia, Catanzaro e Campobasso non registrano entrate comunali derivanti da autovelox nel periodo considerato. Il dossier chiarisce tuttavia che la mancanza di proventi nei bilanci comunali non implica l'assenza di dispositivi sul territorio: essi potrebbero infatti trovarsi su strade gestite dalle Province o da altri enti, ai quali spettano direttamente i relativi incassi.

Chi sale e chi scende

L'evoluzione temporale del gettito da autovelox mostra dinamiche differenti a seconda del territorio. Firenze ha visto lievitare le entrate dai 3,9 milioni di euro del 2021 ai 19,7 milioni del 2025, dopo un picco che nel 2022 ha superato i 23 milioni. Se ci si sposta a Milano, si registra una parabola inversa, scendendo dai quasi 13 milioni di euro del 2021 a 6,9 milioni nel 2025. Crescita costante, invece, per Bologna che è passata da 4,8 milioni nel 2021 ad oltre 9,2 milioni di euro nel 2025.

Come sottolineato nel report, queste oscillazioni non rispecchiano necessariamente un mutamento nel numero di infrazioni commesse, ma risentono dell'operatività dei dispositivi, dell'intensità dei controlli e dell'efficacia delle procedure di riscossione.

La riforma del Codice della strada e le incognite sui bilanci

L'assetto finanziario finora consolidato potrebbe subire modifiche in seguito alla riforma del Codice della strada approvata dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento, che entrerà in vigore nel giro di un anno, prevede una revisione al ribasso di diverse sanzioni.

Gli importi minimi da 26 e 42 euro scenderebbero rispettivamente a 25 euro e 40 euro. Le sanzioni attualmente fissate a 83 e 87 euro verrebbero entrambe unificate a 80 euro. Viene inoltre prevista la sospensione dell'aggiornamento automatico biennale dei minimi edittali.

Secondo le stime diffuse dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a settembre, il provvedimento determinerebbe un calo medio degli importi nell'ordine del 7%. Parallelamente, sono previste norme più severe per i comportamenti ritenuti particolarmente pericolosi.

Questa prospettiva solleva interrogativi da parte del Codacons. Un calo delle sanzioni, a parità di infrazioni accertate e di capacità di riscossione, comporterà inevitabilmente una diminuzione delle risorse a disposizione delle amministrazioni locali. Sebbene il compito primario delle sanzioni resti la tutela della sicurezza stradale e il rispetto delle norme, gli 8,5 miliardi di euro incassati nel quinquennio dimostrano che le multe sono divenute una componente strutturale dei conti pubblici locali, imponendo ai Comuni di prepararsi a un possibile ridimensionamento delle entrate.